FAYE DUNAWAY IN DIFESA DELLA FANTASIA

Incontro la mitica Faye Dunaway in un golf club a Solbiate Olona. La stranezza di un simile incontro è presto spiegata: è ospite d'eccezione della sesta edizione del BAFF – Busto Arsizio Film Festival, che quest'anno ha schierato numerosi ospiti di rilievo, 9 lungometraggi “giovani” che hanno incontrato l'apprezzamento del pubblico, un grande omaggio a Michelangelo Antonioni e un' emozionante lezione di pittura di Vittorio Storaro sulla opere del Caravaggio.
La diva è qui per accompagnare il film di Luis Nero “La rabbia”: un'opera che adotta un linguaggio semi-sperimentale, tipico del giovane autore piemontese, per raccontare le difficoltà produttive in cui incappa chi vuole realizzare un film in Italia. Nero è già arrivato al suo quarto lungometraggio grazie alla tenacia “e se fossi nato in Francia a quest'ora di film ne avrei realizzati 24. Qui nemmeno le film commission ti aiutano, tutto costa tantissimo, persino il panettiere sottocasa è capace di chiederti 100.000 euro solo per un ciak che riprende la sua vetrina. Del resto se vuoi realizzare un film in piena libertà, la mancanza di denaro aiuta a sviluppare la tua creatività”. Simpatico e fantasioso, è riuscito così ad ottenere due importanti “sponsor”, Franco Nero, sempre più impegnato ad appoggiare i giovani autori, e la Dunaway, che si è innamorata della sceneggiatura ed è volata a Torino per girare con un ragazzo sconosciuto, e ora sembra entusiasta della sua scelta.
Sono sempre stata intenzionata a collaborare con giovani autori, e questo ruolo in particolare era qualcosa di nuovo. È importante sostenere le nuove voci, perché sono loro che, rinnovandola, portano avanti la grande tradizione del cinema italiano – da Fellini, De Sica, Antonioni, con cui purtroppo non ho mai lavorato, passando per Bertolucci, che adoro, fino a Nanni Moretti, di cui ho amato La stanza del figlio. L'esperienza qui è stata bellissima, abbiamo girato in posti insoliti e suggestivi, come un vecchio ospedale del '400...mi piace tantissimo l'atmosfera del nord Italia
E per fare ciò, ha rinunciato a tutte le comodità e l'organizzazione di cui è abituata in America, superando le “fisime” da diva, splendida e disponibile.
Quello che amo dell'Italia, e dell'Europa in genere, è la creatività, la fantasia. Chi ce l'ha, negli Stati Uniti, di solito è un regista di origine europea – come Otto Preminger o Billy Wilder, per esempio- o una persona eccezionale come Johnny Depp, che è un vulcano di energia, coraggio, idee... Da noi, ecco, ci vuole molta forza e indipendenza per riuscire ad esprimere qualcosa in libertà, non si è incoraggiati a far ciò, i talenti sono tutti più inquadrati, schematizzati. Anche nella costruzione dei personaggi o nella direzione degli attori: per quanto creino personaggi realistici e sfaccettati, la loro fantasia è sempre imbrigliata dagli schemi, penso invece al personaggio che ho interpretato con Kusturica in Arizona Dream: inimmaginabile in America
Un film in cui ha recitato accanto a Johnny Depp, suo partner anche in “Don Juan de Marco”: quando parla di lui le brillano gli occhi.
Vederlo accanto a Marlon Brando era qualcosa....Lui così anticonvenzionale, e Brando un vero leone: insieme formavano qualcosa di unico, c'era un legame speciale tra loro
E in difesa della creatività non solo è disposta a recitare con autori semiesordienti, ma si è buttata nel ruolo di produttrice (“un'ispirazione avuta già dai tempi di Bonnie e Clyde, quando ho conosciuto Warren Beatty”): ed è in procinto di esordire anche nei panni di regista (per la precisione: sarà regista, produttore e protagonista) per il film “Master Class”, ispirato a Maria Callas, un'opera già interpretata a teatro con successo.
Il cinema è duro, una vera guerra, per fare qualcosa di buono devi sempre combattere: ma per l'arte ne vale la pena. Capisco, anche se non giustifico, gli sceneggiatori che hanno scioperato, perché quello dello scrivere è il lavoro più duro, e da quando c'è internet, col bisogno di lettura immediata, rapida, la buona scrittura è sempre più rara da trovarsi. Però c'è ancora tanta roba buona, tanto da imparare. Io guardo moltissimi film. Ho molto apprezzato Zodiac, per esempio, e Bubble. E i fratelli Coen, Julian Schnabel o Paul Thomas Andreson, non sono nomi nuovi, ma fanno un cinema senz'altro innovativo

 

Elena Aguzzi