Glass

17/01/2019

di M. Night Shyamalan
con: James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson, Sarah Paulson, Anya Taylor-Joy, Spencer Treat Clark, Charlayne Woodard

Ci avevamo sperato. Vent’anni fa Night Shyamalan si era rivelato con grandi promesse e il colpo di scena con cui chiudeva i suoi film, la costruzione che fin lì ci aveva condotti, ce lo aveva fatto subito amare. Poi una delusione dietro l’altra. Ma ora ecco, a distanza di 19 anni, l’atteso sequel di Unbreakable, la promessa mantenuta di chiudere quella “trilogia dei Supereroi” di cui aveva parlato allora. Già perché non solo David Dunn e Mr. Glass – l’uno l’antitesi dell’altro - si ritrovano, tra le pareti di un manicomio, ma qui si incontrano con un altro protagonista dei film di Shyamalan o meglio con tutte le sue personalità, l’Orda di Split e tutte prelude allo scontro finale. Idea originale, anche se azzardata, quella di far incontrare gli eroi di film tanto diversi, e tanto distanti negli anni, ma rivederli poteva essere segno che il regista avesse ritrovato il piglio e la fantasia che aveva caratterizzato almeno il primo tra i due film. Dunque avevamo sperato.
I colpi di scena arrivano sì, e fin tanto accumulati e a catena, ma dopo un’ora abbondante di noia e la noia è nemica n. 1 del thriller. Perché Glass, come Unbreakable, è soprattutto un thriller più che “un film di supereroi” in cui i protagonisti si interrogano sulla loro identità: è tutto verità o follia? Ma il tutto in un lungo preambolo verboso costellato di incongruenze prima di andare a chiudere il cerchio narrativo e a stupire.
James McAvoy si sdoppia a ripetizione passando da una personalità all’altra, Bruce Willis, cappuccio da vigilante notturno in testa, si muove sulle sue tracce per assolvere il compito di stanare e combattere i nemici e Samuel Jackson è ancora una volta il grande scacchiere. Oltre non si può dire perché il film si basa sulle sorprese, anche se con qualche forzatura. Però se non avete rispolverato Unbreakable il film vi risulterà incomprensibile, nonostante l’inserimento di qualche flashback. 

Voto: 6

Gabriella Aguzzi