Il ritorno di Mary Poppins

23/12/2018

di Rob Marshall
con: Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw, Emily Mortimer, Julie Walters, Dick Van Dyke, Angela Lansbury, Colin Firth, Meryl Streep

Mary Poppins torna ancora una volta in aiuto alla famiglia Banks. Questa volta è Michael, cresciuto, ad essere in crisi – poiché la Grande Depressione ha colpito Londra, è rimasto vedovo con tre figli, il cattivo di turno vuole impossessarsi della sua casa e delle sue azioni bancarie e soprattutto ha smesso di credere alla magia e alle straordinarie cose accadute con la bambinaia magica – e ad avere bisogno di lei sono anche i tre nuovi piccoli Banks. Così Mary Poppins scende dal cielo richiamata dal vecchio aquilone e lei è ancora la stessa, giovane e praticamente perfetta sotto ogni aspetto.
Il solo modo per fare un remake dei mitico Mary Poppins era inventare una nuova storia spostata in là negli anni e farne un sequel. Di fatto, però, ne ripercorre orme e capitoli. Ecco dunque un nuovo Bert, acciarino e non spazzacamino (ma Bert era personaggio più variegato, pittore di strada e molto altro), Jane infervorata sindacalista così come la madre era suffragetta, il viaggio dei bambini all’interno dei disegni di un vaso così come Michael e Jane erano entrati nel disegno al parco, con tanto di disegni animati e animali danzanti, e poi ancora la visita alla cugina Topsy (una colorata e sempre irresistibile Meryl Streep) là dove c’era la visita allo zio Albert, il litigio alla Banca, la danza degli acciarini, Mr. Banks che comprende e viene salvato, la passeggiata al parco con volo finale, qui sui palloncini di Angela Lansbury anziché con gli aquiloni, la partenza di Mary Poppins che ha compiuto la sua missione. Ogni quadro accompagnato dal suo numero musicale. E qui, ahimé, cadiamo proprio in quello che Pamela Lyndon Travers, creatrice di Mary Poppins, non aveva amato, come ben ci racconta il film del 2013 Saving Mr Banks in cui si descrive il suo controverso incontro con Walt Disney: la Travers temeva di veder  snaturati il proprio personaggio e la propria storia, tra musical, sorrisi e disegni animati. Anche il Ritorno di Mary Poppins, che si propone di adattare il film alle ultime generazioni (con l’introduzione anche di qualche variopinto numero in più) sfidando il confronto col grande classico, ricalca la scelta del precedente e, quel che è peggio, nella versione italiana le canzoncine sono tutte tradotte.
Vi è nel nuovo Mary Poppins un velo di tristezza in più, l’ombra della morte della moglie di Michael, lasciando orfani i tre piccoli Travers, il superamento di un lutto, la lezione di come andare avanti. C’è la lotta contro i malvagi piani di Colin Firth. C’è un ottimo cast: Emily Blunt accetta la sfida di essere la nuova Mary Poppins, il 92enne Dick Van Dyke ritorna ma come Mr Dawes jr. e non come Bert (sarebbe risultato troppo invecchiato essendo il film spostato in là di meno anni di quelli che in realtà ci separano dal primo e d’altronde Dick Van Dyke interpretò allora il doppio ruolo di Bert e di Mr Dawes sr. reso irriconoscibile dal trucco) e abbiamo già citato Colin Firth e Meryl Streep. Il film risulta piacevole, scorrevole, divertente. Ma quel che ci domandiamo è se ce ne fosse veramente il bisogno. Il film del ‘64 è stato una pietra miliare per generazioni. O si compiva un’operazione completamente diversa, magari più fedele allo spirito originale del libro, o ha poco senso sfoderarne una copia rimessa un po’ a nuovo sotto la veste di una nuova impresa di Mary Poppins, pur se ben confezionata. Ci vuole altro sforzo se vi vuole compiere la magia di portare indietro le lancette del tempo.

Voto: 6

Gabriella Aguzzi