La Battaglia dei Sessi

18/10/2017

di Jonathan Dayton e Valerie Faris
con: Emma Stone, Steve Carell

I primi anni Settanta, l’America puritana ha appena rieletto Richard (Dick) Nixon, l’incubo bellico del Vietnam si è appena concluso, tra poco l’America puritana scoprirà Watergate e le malefatte del suo ”Tricky” Dick. Il 1968 è lontano, ma non troppo, e il movimento femminista muove i primi passi fuori dagli atenei.
Nel 1973 otto giovani tenniste, deluse e umiliate dalle disparità di trattamento della Lega Tennis, e guidate dalla campionessa Billie Jean King, decidono di fondare una lega femminile tennis autonoma, raccogliendo un crescente successo. L’establishment però mastica amaro, e non riuscendo ad emarginarle sul campo, spalleggia il cinquantenne, istrionico Bobby Riggs, pluricampione ormai ritiratosi dal campo, quando questi decide di sfidare la prima classificata del torneo femminile.
Sconfitta la cinica Margaret Court in un primo incontro, il maschilista e guignolesco Bobby Riggs e la riservata (quasi pudica) ma tostissima Billie Jean King, incroceranno le racchette sotto la volta dello Houston Astrodrome, sotto gli occhi di cinquanta milioni di americani e quasi il doppio di telespettatori nel resto del mondo. I due finiscono così per diventare consapevolmente i portabandiera di due visioni opposte, e all’epoca inconciliabili, del mondo e delle relazioni uomo-donna.
Sul campo i due rovesceranno tutti i pronostici (e le quote dei bookmaker: all’epoca si parlò anche di incontro truccato), ma il match sarà anche per entrambi, per motivi molto diversi, il redde rationem delle rispettive vite: dovranno (e riusciranno) a fare i conti con i propri fallimenti affettivi, trovando nella sconfitta lui, nella vittoria lei, la motivazione per affrontare finalmente le proprie crisi personali ed esistenziali.
Girato con rigore e sobrietà da docufilm, ma appassionato e avvincente come la vita, “La battaglia dei sessi” ci riporta con efficacia al clima del femminismo orgoglioso e battagliero di quegli anni, in cui la ‘normalità’ di una condizione femminile a dir poco subalterna (prima di tutto economicamente) era ancora un dogma, la cui messa in discussione, non da ultimo negli ambienti sportivi, poteva al massimo alzare qualche sopracciglio o sollecitare sorrisi beffardi.
I toni del racconto sono diretti, la regia e la fotografia cercano la schiettezza, una certa ruvida semplicità, non da ultimo fatta anche di quelle tonalità asciutte tipiche del cinema di quegli anni. Ma non mancano i momenti intimi, toccanti ma sempre raccontati con lucidità, riuscendo a dare una straordinaria umanità e vividezza ad entrambi i protagonisti, ciascuno dolorosamente trascinato a fare i conti prima di tutto con se stesso.  Rinunciando alle nostalgie ed ai trionfalismi, evitando eccessi, ammiccamenti e buonismi a buon mercato (sic), “La battaglia dei sessi” in fondo resta soprattutto il racconto di due vite, intrecciate sì ai tempi ed ai momenti di una grande battaglia di libertà, che però si scopre giocata soprattutto con se stessi.

Voto: 8,5

Davide Benedetto