La Fuga

05/03/2019

di Sandra Vannucchi
con: Donatella Finocchiaro, Filippo Nigro, Lisa Andreozzi, Emina Amatovic

Un film con più sfaccettature. È La fuga, che racconta di una bambina che va da sola a Roma. Lei non la vive come una fuga: è semplicemente la soluzione a un problema. Perché i genitori, dopo averglielo promesso, non la vogliono portare a Roma per una breve vacanza: è una promessa non mantenuta, che lei vive come un disinteresse nei suoi confronti da parte della famiglia. E’ come un effetto conseguente a una causa. Ma la vera causa si chiama depressione della madre Giulia (Donatella Finocchiaro), vissuta come una malattia invalidante: passa tutta la giornata al buio a letto e il padre Pietro (Filippo Nigro) è preoccupato e anche disperato. Una malattia poco comprensibile per una undicenne, Silvia, non in grado di coglierne la devastazione.
I due momenti - l'evolversi della depressione e il viaggio in treno di Silvia (Lisa Andreozzi) - si alternano nei primi momenti del film. Fino a un incontro sul treno: è con una ragazzina rom, Emina (Emina Amatovic). La toglierà in più casi da situazioni difficili e insieme anche lei comprenderà le potenzialità che la vita potrebbe offrirle.
E questo rappresenta la seconda sfaccettatura del film, perché ci porta in una comunità rom, aldilà degli stereotipi. Vediamo una grande festa, la solidarietà dei ragazzi con Silvia al di là di ogni distinzione. Vediamo anche la preoccupazione della madre di Emina, che dice che vorrebbe informare la madre di Silvia, perché una ragazzina così piccola non dovrebbe passare la notte da sola. Certo a stimolare le considerazioni della madre è anche il timore di scatenare la polizia contro il campo rom. Perché Silvia con la sua fuga è finita in televisione e questo di fronte ai ragazzi rom le fa guadagnare molti punti.
Tutto è raccontato senza pregiudizi o sovrastrutture: sono due mondi diversi, ma questo non richiede di schierarsi da una parte. La regista Sandra Vannucchi racconta di aver fatto lunghe ricerche prima di trovare il campo rom in cui girare. A chi pensa poi che sia impossibile per una bambina prendere il treno e andare a Roma la regista ricorda che lei ha fatto proprio questo. Anche se la sua fuga è durata ben poco.
«Volevo mostrare le emozioni – commenta la regista Sandra Vannucchi -, le reazioni psicologiche e la vita immaginaria di una bambina che soffre per quel muro al quale ci si trova di fronte quando una madre soffre di depressione cronica, ma al contempo una storia che lasciasse trapelare la speranza di un futuro migliore e l’amicizia che può nascere tra due ragazzine di culture diverse che si incontrano».
L'ultimo aspetto rilevante riguarda il film stesso. Perché questa è un’opera prima ed è un film indipendente. La vita per un film italiano con queste caratteristiche non è facile: in questo caso sono stati necessari cinque anni per trovare una distribuzione. Nel frattempo Lisa Andreozzi, che era la bambina Silvia di 11 anni (quasi 12 nella realtà), ora ha 17 anni, fa la terza liceo ed è diventata una attrice con altre interpretazioni al suo attivo.

Voto: 7

Valeria Prina