La Profezia dell'Armadillo

17/09/2018

di Emanuele Scaringi
con: Simone Liberati, Pietro Castellitto, Valerio Aprea, Laura Morante

Il luogo: Roma, più precisamente Rebibbia (periferia Est della Capitale, per voi foresti). Il quando: questi nostri davvero faticosi anni. Chi: Zero Calcare, che arranca tra un lavoretto e l’altro, arrotonda paghette da iper precario contacode facendo ripetizioni (di vita, più che di francese o matematica) nei quartieri alti, ma non dimentica famiglia e amici, soprattutto questi ultimi. In giro per la città e tra i suoi ricordi di infanzia, alla ricerca di un amore perduto per sempre, da finalmente salutare per un lungo viaggio, con un lungo viaggio.

Sfrondato dell’inevitabile (mia) simpatia da lettore evoluto dei fumetti di Zero (ma poi perché chiamarli a tutti costi “graphic novel”? stat rosa pristine nomine….) il film rimane un buon film, a tratti più riuscito, nelle gag, nei dialoghi, nelle atmosfere, nelle battute fulminanti di Secco. Punto.
Non può (e non vuole?) competere con i fumetti, altro medium, altri messaggi, altra (totale, totalizzante) libertà di espressione, grafica prima di tutto. E qui ci mancano molto le “personificazioni” a piene mani usate da Zero sulla pagina: la madre che diventa Lady Cocca (dal “Robin Hood” della Disney), la buona coscienza rappresentata nelle forme (grinzose) di Yoda (Maestro Jedi, cfr.: “Star Wars”, la saga di), l’amico (soprannominato) Cinghiale di nome e di fatto (a matita…).
Non cercate queste cose, perché ovviamente non ci sono, siamo tra gli esseri umani e ci restiamo: unica, irrinunciabile eccezione, l’Armadillo, una via di mezzo tra la buona coscienza ed un cattivo suggeritore. Una via di mezzo, perché in mezzo si vive, si cercano i valori e gli ideali ma ci si deve poi accontentare di pochi spiccioli d’esistenza, d’amicizia, quasi rubacchiati, quasi subiti con insofferenza, ma in realtà vitali, ossigeno vero.
E allora le serate surreali con Secco, in giro per il Centro (alieni in terra aliena), tra yuppies vagamente cinici e un po’ coglioni e netturbine incantatrici, allora i ricordi di quando s’era un quartetto di dodicenni che sognava ‘sto famoso Mammouth, orgoglio di tutta Rebibbia (c’è? Non c’è? Nun se sa…) hanno tutt’altro sapore.
Allora imbarcarsi in treno, attraversare mezz’Europa per il funerale d’una che ti chiamava “senti amico…”, e ti mancava il fiato e le parole per dire quel che provavi, allora uno strano funerale, nello stadio e senza bara, allora tutto questo e solo tutto questo può restituire senso alle follie di Secco, che si allena ai lacrimogeni delle “guardie” spruzzandosi in faccia spray al peperoncino (ma quello forte…), al ritiro in seminario dello studente ripetente, ai vicini di casa rabbiosi.

Lost in traslation: qualcosa, dello spirito ribelle ma malinconico (o viceversa) dei fumetti di Zero, passa nel film, qualcosa un po’ meno, nonostante la bravura e con tutta l’onestà di attori e regista. Roma e Rebibbia, sì, ce li troviamo: negli scorci del quartiere, nei notturni un po’ fumosi e ombrosi, nello sguardo allungato da una terrazza di Parti. E anche il disincanto pieno d’affetto (per il mondo) di questo sedicente ventisettenne in cerca di identità e in cerca di colf, che si trova a fare i conti non solo e non tanto con il suo personale Armadillo (un geniale ammasso di tubi corrugati pittati color … armadillo), ma soprattutto con i suoi sentimenti.

Un film però ha toni diversi, ritmi diversi: anzi, un fumetto ha i tuoi ritmi, un film per forza di cose deve importi i suoi, non sempre coerenti con quelli delle emozioni che cerca di evocare. Qualche flashback meno riuscito, qualche sfumatura lasciata cadere senza cucirla al resto, non sempre si passa naturalmente tra i due piani della vicenda, non sempre il senso dell’oggi è figlio legittimo del ricordo di ieri.
Poi, per il resto: attori molto bravi (Secco è semplicemente geniale…), location scelte con buon senso e misura, tutto molto sobrio, ma non asciutto, dialoghi che funzionano: se solo fosse riuscito ad essere più …evocativo (delle emozioni, dei ricordi, della rabbia)!

Voto: 7,5

Davide Benedetto