Ralph spacca Internet

27/12/2018

di Phil Johnston, Rich Moore
con: Animazione

Questa volta è lei, la giovanissima e scanzonata Vanelope a mal digerire la routine ripetitiva che si ripete ogni giorno di là dello schermo della consolle in sala giochi, a voler uscire dal suo ruolo e dagli schemi (o piste) predefiniti . Nel tentativo di aiutarla a ritrovare l’entusiasmo perduto, Ralph provoca un pasticcio che rischia (come già nel primo film, del 2012, aveva rischiato in prima “persona”) di mettere fine all’esistenza digitale della sua simpaticissima amica. Rotto il volante della consolle, la coppia è costretta ad avventurarsi direttamente nella grande Internet, forzando il posto di blocco al wifi appena collegato, alla ricerca del ricambio che permetterà di salvare il videogioco già destinato alla demolizione.

Il tema di una possibile “second life” al di là dello schermo non è nuovo nel cinema di fantasia e di animazione: in primis ricordiamo l’avveniristico (per i tempi, era il 1982…) “Tron”, da cui anche un meno riuscito sequel, “Tron: Legacy”, del 2010. Anche il più recente “Inside Out” (2015, regia di Pete Docter e Ronnie del Carmen) utilizza un ribaltamento simile, anche se in quel caso la “consolle” è una sorta di “cabina di regia emotiva”  della protagonista.

In questo secondo “Ralph”, inevitabilmente, gli spunti offerti dall’ambientazione risultano meno freschi, in qualche caso anche un po’ prevedibili: il Web è descritto graficamente come una sorta di affaccendatissima ‘città’, in cui si alternano edifici più e meno futuristici identificati con i brand Internet più noti (Google, e-bay, Amazon e via via navigando), i fastidiosi popup sono piazzisti insistenti e un po’ viscidi che importunano gli avatar dei rispettivi ‘umani’ naviganti (di questi ultimi se ne intravedono un paio, giusto per agganciare l’idea), i like dei social sono raccolti da solerti funzionari con una specie di aspirapolvere, meme e video virali sono gestiti con piglio da marketing manager dall’iconica Sissi, e saranno la risorsa sfruttata da Ralph per raccogliere il denaro necessario a pagare (su e-bay) il ricambio vitale per Vanelope.

Non mancano alcuni spunti veramente azzeccati, o quantomeno ben reinterpretati: il videogioco (online) “Slaugther Race”, una “estreme race” in cui Ralph e Vanelope si infiltrano per rubare una supercar da collezione, offre scenari e scene d’azione veramente coinvolgenti. E il boudoir delle principesse, a margine del Disney Centre, una sorta di harem per le varie Biancaneve Cenerentola, Pocahontas, ed altre eroine digitali, è veramente riuscito, così come efficace è l’antro del bicefalo fabbricante di virus, da cui uscirà il malware che infetterà il web, moltiplicando ad libitum le debolezze di Ralph, sotto forma di una miriade di ossessivi  e invadenti cloni, alla ricerca frenetica proprio di Vanelope: come una sorta di lemming tridimensionali, arriveranno a minacciare l’integrità dell’intera rete, finché proprio Ralph non riuscirà a fermarli.

Insomma il film ha comunque dei tratti originali, interessanti, più in alcune varianti, o zone, del racconto, che non nella traccia in sé, poco originale: di fatto replica, declinandolo al femminile (alias: Vanelope), ma senza sfruttarne appieno il potenziale, il tema già del primo film, l’alienazione e la frustrazione d’una routine iper-iterativa che trascina i piccoli eori digitali da una partita all’altra. Anche il messaggio sotteso, (piuttosto didascalicamente) è esattamente lo stesso del primo Spaccatutto: la vera amicizia consiste anche nel  saper lasciar andare le persone care, alla loro vita, alle loro avventure, senza paura di perderle.
Peccato, ci sarebbe stato molto più da dire.

Voto: 6,5

Davide Benedetto