The Broken Key

17/11/2017

di Louis Nero
con: Rutger Hauer, Michael Madsen, Geraldine Chaplin, Christopher Lambert, William Baldwin, Maria De Medeiros, Kabir Bedi, Franco Nero, Marc Fiorini

L'Uomo è Dio, o semidio? E sempre Lui è davvero il luogo duale di Verità e Menzogna a un tempo? La storia narrata nel film è misteriosa come un ermafrodito: un profilo maschile che, una volta angelicato, tende asintoticamente alla Femmina, figura perfetta che solo nel Vecchio Testamento origina da un'insignificante parte anatomica del Maschio. Con un cast di attori di livello internazionale, Louis Nero nelle sue intenzioni sfida i miti hollywoodiani di Star Wars: i suoi alieni stanno tutti dentro il mito egizio di Horus (che lotta e vince contro il Caos del dio Seth), i cui seguaci del XXI sec. si fanno feroci assassini pur di difenderne il segreto che, appunto, sta nella "broken key", o chiave spezzata. Il primo uomo-donna che saprà ricomporla avrà vita e potere eterni sull'ordine delle cose. Così, il protagonista, il ricercatore egittologo Arthur J. Adams che ha come padre putativo lo scienziato Moonlight (Rutger Hauer), nella sua adolescenza incontra in ordine temporale: la morte del padre; una copia integra della Chiave in marmo; la resurrezione dell'Angelo con la testa di Horus, rappresentata da una maschera simile a quella nera e lucida di Pulicinella dotata un lungo, mostruoso naso-becco adunco, immagine del falco, animale sacro con cui nell'antico Egitto si identificava il dio stesso.

Fondamentale, simbolicamente, è la discesa nelle viscere della terra, caverne ancestrali e antri dell'alchimista, per inseguire il segreto, sul modello di Dante e Virgilio (L'Invidia), laddove quest'ultimo però tradisce. Discese e salite vertiginose, come quella sul Monte S. Michele per cadere e rinascere. Per la protagonista femminile Diana dell'Erba, il film ha bisogno di più visioni (tante quante letture, ad esempio, ne richiede la Divina Commedia nei suoi passaggi più ermetici) da parte del pubblico, per penetrare il mistero che vi è racchiuso sotto forma del genere thriller. Ciascuna inquadratura ha un significato e ogni attore è un tassello, ma tutti si muovono verso un fine comune: ognuno può, deve vivere e fare del suo meglio per diventare un uomo vero. Stando alle note di regia dal vivo di Louis Nero, illustrate durante la conferenza stampa di presentazione del film, si è inteso creare un mondo legato al mito, senza però spiegare il contenuto del film, che "pur non essendo facilmente decifrabile, anzi ostico, è fatto per l’arte e perché il pubblico si faccia delle domande: i titoli di coda e i personaggi permettono, alla fine, di ricostruire un quadro più complesso".

Dal punto di vista critico, si osserva come non ci sia un valido criterio logico a collegare gli accadimenti (perché il Diavolo uccide realmente gli altri, mentre è solo un ologramma per il protagonista?), né un Filo di Arianna. Sono molti, infatti, i salti quanto-logici, in cui il senso compiuto si rivela il più feroce nemico della forma adottata. Ma, allora, se la trama è caotica (più consona al dio Seth che ad Horos!), ermetica nei significati delle immagini e dei personaggi, tutto l'opposto della filmografia affascinante di Kubrick, come pensano produzione e regista a un successo di incassi, per compensare gli investimenti? Perché il pubblico dovrebbe tormentasi per capirti, se non sei Bergman? Nero (Louis) rispondendo ad alcune domande, ha precisato come la location delle parti segrete di Torino faccia riferimento alla scelta dei Savoia di rifarsi al modello egizio per la costruzione della loro città ("magica"), che intendeva riprodurre sulla terra la geografia celeste. È noto, infatti, come molti studi archeologici facciano risalire la disposizione delle piramidi alla costellazione del Leone, a sua volta guardiano e simbolo del sole nell'antico Egitto. A Torino, il Po, come il Nilo, raffigurerebbe la Via lattea.

Dalle letture specialistiche si ricava l'ottima conoscenza dei solstizi da parte degli antichi egizi, tanto che il faraone doveva essere baciato dal sole per essere incoronato imperatore. In generale, dice Louis, "la Storia ha un limite di comprensione legato alle conoscenze del momento, che cambiano però nel tempo a seguito di ulteriori scoperte che a loro volta possono dar luogo perfino a un ribaltamento dei giudizi. Metto nel film le cose che conosco, anche se ciò che faccio non sempre mi viene bene. Ma non sono d’accordo sul termine esoterismo: il cinema deve porre e porsi dinnanzi a domande anche molto scomode e inquietanti, senza cercare aprioristicamente delle risposte, limitandosi a indagare dietro il velo che copre la verità. [..] Ho inteso far entrare nel percorso dell’eroe la figura dell’androgino, come un messia maschio che abbandona tutti i suoi difetti facendosi femmina e bisessuato [..] I pezzi musicali sono registrati a partire da un' orchestra di 100 elementi che suonano dal vivo vedendo il film, in modo che cinema e musica vadano di pari passo. [..] L' Impatto visivo è stato da me curato in ogni dettaglio: ho cercato di colpire la palla nel miglior modo possibile e la sua traiettoria, da lì in poi, non dipende più da me."

[..] "Per quanto riguarda gli effetti speciali direi in generale che sia molto complicato trovare persone che siano multitasking, essendo un lavoro iper specializzato. Per esemplificare, chi fa peli non sa fare brufoli e, quindi, per gestire un ampio spettro di caratteristiche devi avere un'idea precisa del collegamento da fare tra di loro, com'è accaduto per gli i-pad. Si è trattato di mettere assieme e armonizzare ben 150 effetti speciali, e debbo dire che tutte le persone che vi hanno lavorato hanno dato il meglio di se stesse nella loro collaborazione, perché poi la post produzione è fondamentale quanto la regia!". Il film si muove nel prossimo futuro del 2033, in cui il mondo è controllato dalla “Grande Z”, la Zimurgh Corporation, che ha adottato la severissima "Legge Schuster” sull’eco-sostenibilità dei supporti, in base alla quale la carta è un bene raro e stampare è reato. Solo i molti ricchi hanno macchine d'epoca come le Jaguar. Idee che, al pari della pergamena scomparsa, si perdono nel vuoto sidereo dell'assoluta incoerenza della pellicola! 

Un punto stabile, invece, è rappresentato dalla morte del padre del protagonista (Andrea Cocco), il "Predestinato", che trema e piange come una donnicciola in occasione di ogni evento traumatico e imprevisto. Lo spirito paterno vivrà come uno "zippo", accendendosi e spegnendosi nei momenti topici che esigono un atto di fede nel soprannaturale da parte del figlio. Arthur, un po' un Indiana John di serie C, viene aiutato da personaggi famosi reincarnatisi, in cui tutti i profili si inquadrano nell'inquietante dipinto di Bosh dei Sette Peccati Capitali (Invidia, Avarizia, Gola, Accidia, Lussuria e Superbia) e del Giudizio Universale. Ogni riquadro del medaglione a forma di corona diviene una piccola tela che viene posta come un sudario sul volto della vittima, uccisa da sicari anonimi della Setta di Horus, senza impronte digitali né nome, per mascherare le Sette tra Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità) e Cardinali (Prudenza, Giustizia, Fede e Temperanza) alle quali in qualche modo le persone assassinate fanno simbolicamente riferimento.

Così, la Superbia della Scienza, che perde il professor Moonlight, risparmierà Adams tramutandosi nella virtù teologica della Fede. Mentre al conte lussurioso e alla di lui sorella incestuosa si opporrà la figura verginale (La Speranza) della ragazza di Arthur. E così via.

Voto: 5

Maurizio Bonanni