Un amore sopra le righe

11/03/2018

di Nicolas Bedos
con: Nicolas Bedos, Doria Tillier

"Un Amore sopra le righe", film francese con Nicolas Bedos (attore protagonista e regista) e Doria Tillier, in uscita nelle sale italiane il prossimo 15 marzo. Le righe sono quelle di un dattiloscritto del genere romanzo, o di uno spartito musicale dove prevale il tempo allegro, alternato a quello maestoso dei Premi Gongourt letterari e poi seguìto da quello grave della decadenza, dei tradimenti consumati in fretta nello spazio angusto di un bagno mentre lei, la moglie, sta per partorire. Risa al di sopra della musica e dei canti klezmer della famiglia ebraica di lei. Un tripudio di oscenità e di barbarie borghesi quella di lui, agiata ma venata di una sottile follia autodistruttrice, favorita dalle abbondanti bevute che passano di madre in figlio e in cui l'autobiografia è la pallottola d'oro che uccide l'Edipo. Tutto è dissacrazione ma, al contempo, tutto è sacro, all'interno di un amore profano in cui, fino all'ultimo istante, sei portato a credere al genio sregolato di lui, il grande scrittore degli anni 70 del secolo scorso, trasgressivo come i grandi creatori di moda dell'epoca. Ma l'arte fa rima baciata con il disagio mentale dell'intellettuale che ne è vittima e oscuro realizzatore.

Mosso dall'istinto animale della voluttà del successo, come una particella intrappolata nella sua una buca di potenziale, il grande scrittore Victor cade nel sortilegio del suo unico e grande amore di gioventù per Sarah Adelman, che poi sposerà e ne prenderà il nome di famiglia come pseudonimo. Lui che, per legge quantistica, può essere liberato dalla cattura di Sarah e ritrovare lo spazio aperto soltanto da un'oscillazione casuale del suo livello vitale di energia che non verrà mai, lasciandolo prigioniero a vita dopo l'incontro casuale con Lei in un pub letterario. E a nulla servono il divorzio e una lunga separazione, dopo aver avuto due figli: un maschio dolorosamente autistico e una femminuccia del tutto normale, simbiotica con il padre e acerrima nemica freudiana di sua madre. La figlia non riesce a uccidere Sarah che, invece, si libera dalla tagliola amputandosi metaforicamente l'arto destro. Ma, Lei è il Ragno di Lui, Victor, che viene come svuotato delle sue viscere pur rimanendo perfettamente integro ed esposto alla pubblica visione, immobile sulla ragnatela di Sarah.

Il film gioca con molta maestria sull'inversione dei ruoli tra vittima e carnefice. Perché il "Pupo" pubblico pirandelliano di Victor si crede burattinaio mentre è un docile pinocchio d'amore e bersaglio inconsapevole del talento assoluto, non contaminato di sua moglie. Così com'è accaduto centinaia di volte nella storia del genio, in cui il ruolo del(la) compagno(a) è chiarito e, a volte non sempre, soltanto all'interno delle quattro mura domestiche. Sarah è maestra nella manipolazione, mentre Victor è stupido quanto può esserlo un uomo che si innamora della sua immagine riflessa. Ma la lezione del Narciso non riesce quasi mai ad abbandonare il suo mito, liberando l'esercizio autocritico, in modo che l'interessato, colui che agisce in nome e per conto del suo essere iperegoico, sia in grado di fermare il gioco, quello che lo allontana da se stesso pur facendolo credere di restare in possesso di tutte le proprie facoltà e doti. I due coniugi amanti, gli Adelman, sono uno scafo leggero che decide di sfidare le rapide, di non sfuggire a nessuna delle emozioni che li attraversano, perfino andando Lui da vecchio a consultarsi con il proprio psichiatra morente in ospedale, per essere mandati di cuore a quel paese.

L'azione si svolge a partire dalla morte di Lui, quando un giornalista giovane e sprovveduto va dalla vedova ultrasettantenne, Sarah, affinché gli parli del genio di Victor e chiarisca quelle assurde voci messe in giro dalle malelingue, che la vorrebbero responsabile della caduta del marito precipitato da uno strapiombo di centinaia di metri sul mare. Facile dire la verità in un confessionale senza testimoni.

Voto: 8

Maurizio Bonanni