Il mio nome Jamal

14/02/2020

Successo di pubblico e critica per l’ultimo lavoro del giornalista e saggista romano Nuccio Franco, dal titolo “Il mio nome è Jamal – Dalla Jihad alla redenzione” Il nuovo romanzo, che s’inserisce nel dibattito-focolaio, mai sopito, sul terrorismo islamico, ripropone prepotentemente la questione jihadista alla luce dei recenti accadimenti.

Cos’è la Jihad, chi sono costoro che radicalmente indifferenti alla dottrina spirituale autentica e simbolica del Testo Sacro combattono l’Occidente secondo interpretazioni quantomeno parziali del Corano?
È possibile una conversione verso una più attenta, autentica ed attuale lettura del Testo Sacro come accade a Jamal, il protagonista del libro?

Nuccio Franco affronta questo ed altri temi, cercando di dimostrare, appunto, che nulla è scontato e che un riscatto è possibile.
Ciò attraverso un percorso di autodeterminazione e libero arbitrio che induce a ripudiare l’ideologia di gente senza scrupoli che inneggia alla morte inducendo giovani ad uccidere in nome di Allah.

La prefazione dell’opera è stata curata da Yassine Lafram, Presidente U.co.i.i. che afferma: “Attraverso la letteratura di Nuccio Franco si auspica il ritorno all’ideologia autentica, la ricerca d’identità, lo spazio pubblico delle religioni, le forme di disagio e le rivolte giovanili, l’impatto dei flussi globali sulle comunità locali, la risposta delle istituzioni e della politica, la xenofobia, le nuove forme di organizzazione socio-religiosa dell’Islam.”
“Il romanzo”, edito da 2000diciassette Edizioni, “rappresenta una tappa significativa per la crescita della casa editrice sannita e per la letteratura del territorio” sostiene in una nota la Direttrice editoriale Maria Pia Selvaggio.
“Nuccio Franco palesa risvolti socio-politici e psicologici di rara dimensione letteraria, che riguardano onde di ricordi, nostalgie e rimpianti che toccano da vicino la sensibilità personale. Jamal è il figlio di tutti, ma è un terrorista e questo fa di lui un’anima in fuga, alla ricerca di una Redenzione per la quale lotta. Tutta la storia è raccontata attraverso un linguaggio accurato, corretto, idoneo, con cui lo scrittore persegue la finalità prima: raccontare i fatti ed i personaggi che la animano attraverso lo specchio dell’anima.”

L’autore - Laureato in Giurisprudenza, scrittore e giornalista freelance, specializzato in Storia e Diritto islamico. Da anni si occupa delle problematiche concernenti il mondo dell’Islam, della geopolitica inerente l’area mediorientale e dei problemi di integrazione ed inclusione sociali.
Vincitore, tra gli altri, della sezione narrativa inedita del Premio letterario “Firenze per le culture di Pace 2010” dedicato a Tiziano Terzani, nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo per GDS “Nevè Shalom – Wahat al Salam. Un’oasi di pace”. Ha pubblicato, inoltre, Salam Islam, viaggio all’interno della comunità musulmana, GDS Edizioni (maggio 2013), Il Sogno di Safiyya, Arkadia Editore (settembre 2013), Freelance, Arkadia Editore (aprile 2016).

Parla l’Autore

Perché ha scelto questo titolo?
È stata una scelta abbastanza singolare anche se molto spontanea.
Ero seduto su una panchina, la mente persa dietro ai miei pensieri quando la mia attenzione è stata richiamata dalla voce di una mamma che chiamava il figlio, Jamal appunto. E allora ho pensato a tutti gli Jamal nati nella parte meno fortunata del mondo costretti ad imbracciare un fucile, a commettere atti criminali talvolta per necessità o perché cresciuti in un ambiente che ha inculcato loro principi malsani.
Ma anche perchè spinto dalla convinzione che lo jihadismo, come molti lo intendono, rappresenti la distorsione della Parola autentica e che la possibilità di una redenzione su un cammino di libero arbitrio, che riconosca i valori veri dell'Islam tra cui pace e tolleranza, reputo sia possibile.
Quali sono i temi trattati?
Il tema fondamentale è la Jihad che ha un significato totalmente diverso da come viene descritto ed interpretato dalla maggioranza della gente, ossia come lotta armata contro l’Occidente.
Essa rappresenta, invece, qualcosa di molto profondo, ossia lo "sforzo sulla via di Dio". Nel Corano, jihad indica uno sforzo interiore, una lotta spirituale individuale o collettiva per comprendere il senso delle scritture e comportarsi da buoni musulmani; si tratta di uno sforzo di natura spirituale verso sé stessi, finalizzato a promuovere le virtù che consentono di avvicinarsi a Dio.
In questo senso, jihad è inteso come un lavoro intellettuale. lotta interiore e spirituale verso il distacco mentale dalle futilità e superficialità della vita, verso il raggiungimento del compiacimento dell'Altissimo nel seguire il Suo Messaggio.
Cosa lo ha spinto a scriverlo?
La mia attività letteraria e giornalistica è stata sempre indirizzata nel tentativo di apportare il mio piccolo contributo al dialogo interreligioso ed all'integrazione, elementi fondamentali per un confronto costruttivo e per fugare la psicosi del “diverso”, di spiegare i principi ed i dettami autentici. Il tentativo di far comprendere tutto questo a chi vede nell’Islam, e sono tantissimi, una religione di odio e violenza, Cerco di far comprendere quanto invece sia una dottrina di pace e comprensione se ben interpretata, attraverso una contestualizzazione delle parole del Testo Sacro. Tento insomma di fugare concetti sbagliati che anche molti organi di stampa hanno colpevolmente alimentato, attribuendo alla jihad un significato simile a quello di "Guerra Santa", definendo quindi jihadista un musulmano che si impegna militarmente nella guerra contro l'Occidente, conducendo una guerra di religione. Il musulmano non può e non deve essere il capro espiatorio per una parte della politica che non riesce ad affrontare e risolvere i problemi del Paese e per questo ingenera infondate paure e odio.
Si può mettere gli jihadisti sullo stesso piano dei musulmani?
Assolutamente no, non si possono mettere sullo stesso piano chi uccide in nome di Dio con coloro i quali, invece, fanno il bene in nome di esso, che seguono correttamente i principi religiosi, che si lasciano guidare sulla strada della salvezza aprendosi completamente ai dettami autentici della religione. Non si può mettere sullo stesso piano il terrorista che ha una visione distorta del Corano. Il terrorismo islamico è un fenomeno criminale che, negli ultimi anni, ha intensificato la sua attività̀ portando a termine degli attacchi molto cruenti e di grande impatto mediatico. L’estremismo, a mio avviso, non appartiene a nessuna religione ma solo a certi uomini.
Il vero musulmano non è costui ma colui il quale rispetta i cinque pilastri dell’Islam con convinzione e trasporto sinceri, chi spende la propria vita alla ricerca del dialogo con Dio, del profondo valore del sacro in tutti i momenti della vita e ha la vocazione di integrare una prospettiva di coscienza interiore e di conoscenza universale della via religiosa.

Redazione