Art Déco, il trionfo della modernità

27/04/2025

Ricorre il Centenario dell’Exposition Internationale des Arts Décoratifs di Parigi e a Palazzo Reale di Milano lo si celebra con una Mostra dedicata all’Art Déco (dal 27 febbraio al 29 giugno). Una vera e proprio immersione in quello stile espressivo, tra vetrate, ceramiche, bronzi, mobili e arredi, filmati ed estratti cinematografici, per respirarne il gusto e raccontarne la parabola.

Il decennio tra il 1920 e il 1930 traduce la modernità incalzante e frenetica inventando ambientazioni lussuose e fiabesche per teatri, caffè, cinema, alberghi, treni, transatlantici, rinnovando il modo di abbigliarsi e di vivere e trionfando soprattutto nelle arti decorative. Il gusto è il glamour: l’assoluta eleganza, il lusso, la voglia e la gioia di vivere di un’élite che cerca di allontanarsi dalla banalità quotidiana e dagli echi della guerra. La mostra racconta origini e sviluppi del Déco italiano a confronto con gli esempi francesi e austro-tedeschi fino al suo esaurirsi nel 1930 quando, mutate le condizioni politico-economiche, il Déco abbandona l’Europa per approdare negli Stati Uniti.

Il percorso  si apre con le sale dedicate alle prime due Biennali internazionali delle arti decorative che si svolsero nel 1923 e nel 1925 nella Villa Reale di Monza e con le ceramiche che valsero a Giò Ponti il Grand Prix all’Esposizione di Parigi. E’ il decennio del rinnovamento anche nella Moda: l’emancipazione femminile si rivela in tagli di capelli “à la garçonne” e in abiti pratici, non più imprigionati in corsetti, ma sempre di raffinata eleganza, contenuta nella sobrietà delle decorazioni.

La Mostra procede quindi esplorando i temi che hanno ispirato le creazioni dell’epoca: la natura e gli animali selvaggi, gli esotismi dannunziani, il fascino dell’Africa, dell’Oriente e dell’Egitto, alimentato dalle scoperte archeologiche della tomba di Tutankhamon. 

La cultura déco è affascinata dalla natura esotica e selvaggia, un mondo feroce ma al tempo stesso fascinoso. Animali selvaggi e le loro foreste popolano le eleganti abitazioni borghesi degli Anni Venti in sculture in bronzo e carte da parati e tessuti.

Alla serenità idilliaca dell’Art Nouveau si sostituisce la visione Déco che attinge sia alle radici esotiche e oniriche sia a quelle del mito classico con la sua metamorfosi tra umano, divino e bestiale. Le stanze della Prioria del Vittoriale (vedi articolo dedicato#mce_temp_url#) incarnano magistralmente la visione dannunziana di quel tema: in esse lusso, materiali pregiati, atmosfere esotiche ed erotiche, rappresentano l’estremo frutto della cultura simbolista in chiave déco.

L’immagine femminile trascolora dal mito classico alla contemporaneità nelle opere ideate da Giò Ponti per la Richard-Ginori nelle quali l’amore per l’antichità e una giocosa ironia si fondono in un linguaggio accattivante, fascinoso e modernissimo.

Se Parigi nel 1925 esibisce grandiosamente l’immagine di un mondo che cerca di allontanarsi dall’insopportabile banalità del quotidiano e di identificare la bellezza con il lusso e l’eleganza con lo stile di vita, gli anni appena seguenti ne decretano il diffuso trionfo. Nel 1927 Già Ponti e Tommaso Buzzi completano il monumentale Centro Tavola per le Ambasciate, un giardino in miniatura in cui la raffinatissima porcellana bianca rifinita in oro assume le forme di cavalli marini, putti ridenti su delfini e conchiglie. Tuttavia i fuochi d’artificio, gli zampilli delle fontane, gli ammiccamenti civettuoli, il Rococò scherzoso, l’Oriente da salotto, il Charleston, la ricerca inesausta del piacere, ossia tutto quello che era stato e aveva voluto essere il Dèco sta con grande rapidità arrivando alla fine del suo percorso creativo.

L’avvio degli Anni Trenta vede entrare definitivamente in crisi il gusto déco, sostituito dallo stile Novecento non solo in Italia ma in tutta Europa in cui alla gracile grazia déco si sostituisce il senso del monumentale e alle iconografie delicate e leziose subentra una perentorietà narrativa. Le arti decorative subiscono una profonda trasformazione e abbandonato il repertorio festoso, prevalgono le forme asciutte. Nel 1930 viene inaugurato a New York il Crysler Building e poi l’Empire State Building e in altre città statunitensi una miriade di grattacieli, grandi magazzini, cinema, teatri, realizzati anche con l’impiego di maestranze italiane e francesi, aprono la stagione americana dell’Art Déco, ormai definitivamente tramontata in Europa. 

Gabriella Aguzzi