
Un’intensa e dolente Veronica Rivolta è Camille Claudel, la donna di pietra, nell’appassionato monologo di Federico Malvaldi che mette in luce questa straordinaria e sofferta figura femminile di artista avanti coi tempi e condannata come pazza. Lo abbiamo visto nell’ambito degli spettacoli di Fringe Milano Off, nello spazio teatrale Quarta Parete, uno dei luoghi culturali ricavati nel passante ferroviario di Porta Vittoria che appunto il festival milanese ha portato a conoscere.
Uno spazio vuoto, un fascio di luce, una sedia e Camille è lì, fragile nella sua camicia bianca, le mani che si muovono inquiete a voler scolpire e creare ancora e ancora, nella prigionia del manicomio in cui è reclusa e da cui racconta la sua storia. Il talento scoperto da bambina, l’incomprensione in un mondo dominato dagli uomini, dove una donna artista è qualcuno fuori luogo, l’inquietudine che la tormenta, l’affermarsi caparbio, l’incontro con Auguste Rodin, di cui diviene musa ed ombra innamorata, tanto che la sua arte viene relegata a riflesso del celebre maestro. E poi i lunghi anni di silenzio e reclusione, la libertà e la creatività tarpate, le visite sempre più rare, la solitudine.
Malvaldi, già autore di Quando arriva Briseide che abbiamo recensito su queste pagine, si dimostra autore versatile ed eclettico, passando da una commedia a tre personaggi, con i loro intrecci e dilemmi, ad un monologo di straordinaria intensità che molto si regge sulla bravura della sua interprete, il corpo agitato dall'affanno, la voce spezzata dal dolore. Lo stesso Malvaldi ne cura la regia assieme a Sara Younes.
La Donna di Pietra dà voce all’anima burrascosa di una donna costretta a vivere una vita di sacrifici e soprusi ma che, nonostante le fatiche e i tormenti, è stata capace di donare al mondo uno spiraglio di meraviglia, quella di un’arte senza eguali, in grado di elevarsi tra i più grandi di sempre.