Plaza Suite
18/10/2024

La Suite è sempre la stessa, all’hotel Plaza, affacciato su Central Park e i grattacieli di New York, simbolo di benessere. Ma la gente va e viene, passa di lì con i suoi piccoli grandi drammi o con le sue vicissitudini e se ne parte, lasciando posto alla nuova coppia che la abiterà. Così tre coppie si avvicendano al Plaza, proprio come in una suite, come recita il titolo dal doppio significato. Tre atti unici in un crescendo di comicità, dal primo agrodolce, con sottofondo malinconico dietro l’ironia, all’ultimo, esilarante. Perché l’Autore è Neil Simon, lo “Shakespeare della Commedia”, come lo definisce Corrado Tedeschi, protagonista dello spettacolo.

Plaza Suite è in scena al Manzoni fino al 27 ottobre, ad aprire la Stagione di Prosa con risate assicurate, con la regia di Ennio Coltorti e con la coppia Corrado Tedeschi- Debora Caprioglio che si “sdoppia in tre” cambiando parrucche, ruoli e personalità. Ma con alchimia e ritmo sempre perfetti. “E’ una sfida interpretare tre personaggi completamente diversi l’uno dall’altro, con uno studio quasi millimetrico” dicono. Lui compassato, lei nevrotica, in un divertente duetto che riporta sul palcoscenico del Manzoni Plaza Suite dopo trent’anni, quando andò in scena con Massimo Dapporto.

Se nel film omonimo con Walter Matthau l’attore interpretava i tre ruoli le tre attrici che lo affiancavano cambiavano ad ogni atto. Qui invece la coppia di attori rimane la stessa. E li vediamo prima come coppia che non si comprende più e si separa, nel giorno dell’anniversario, poi come ex che si ritrovano quando lui ha fatto successo come produttore a Hollywood e lei è diventata il prototipo della casalinga ed infine come disperati genitori di una sposa barricata in bagno il giorno delle nozze. Perché si ride, sì, e molto, ma l’umorismo è graffiante e racconta di meschinità quotidiane e fallimenti. “Neil Simon diceva che la commedia dell’arte va recitata come una tragedia greca” dice ancora Tedeschi.
I piccoli aggiornamenti all’oggi, inseriti nella traduzione, non stonano e non guastano (si nominano i cellulari, che nell’originale del ‘68 certo non c’erano, e i nomi sciorinati dal produttore per sedurre la casalinga sognatrice sono quelli della Hollywood dei nostri giorni). Anzi, lo rende più accessibile e ci dice che nulla è cambiato.
Gabriella Aguzzi