
Sugli schermi è uscito Diamanti, riscuotendo entusiasmo e successo. Ma Ferzan Ozpetek è presente anche a teatro, anzi dal Cinema a Teatro, perché non è la prima volta che realizza la trasposizione per il palcoscenico di uno dei suoi lavori cinematografici. Lo aveva già fatto con Mine Vaganti ma il caso di Magnifica Presenza - in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 22 dicembre e quindi in tournée al Teatro della Pergola di Firenze, dal 27 dicembre al 3 gennaio, a Macerata, Sassuolo, Rimini, Imola e Lecce - è particolare e suggestivo. Perché ne sono protagonisti un ragazzo che vuole fare l’attore e una compagnia teatrale, una compagnia fantasma, come presto scopriremo. Il gioco di teatro nel teatro è dunque presto fatto e il tocco di regista di cinema si avverte in più momenti, in particolari nelle divertenti scene del provino cinematografico e nel finale, in cui nel primo piano del bravissimo Erik Tonelli vediamo tutte le emozioni dello spettacolo messo in scena dalla Compagnia Apollonio, invisibile ai nostri occhi.
Pietro, infatti, per il suo sogno di fare l’attore e la sensibilità che lo rende affine agli attori scomparsi, è l’unico a dialogare con loro, in questa casa popolata da spiriti che ancora non sanno di essere morti, convinti di trovarsi sempre nel 1943 con indosso i loro abiti di scena. La cugina di Pietro (divertentissima nel ruolo Tosca D’Aquino) è troppo terra terra per avvertirli e la vecchia battona Ennio, nel suo sdrucito abito leopardato, può solo credergli (“se riesco ancora a credere in me stessa posso credere anche ai fantasmi”). Ma Pietro ne avverte la “magnifica presenza”. Ma c’è un’altra magnifica presenza: è il nome di un gioiello scomparso e qui, nel finale, il regista, da buon cinefilo, ci regala una citazione di Hitchcock. Ma non diciamo altro per chi ancora deve assistere alla rappresentazione nelle successive tappe del tour.
Una gran leggerezza avvolge il dramma di fondo. In scena, nel ruolo della capocomica della Compagnia Apollonio, ritroviamo una delle attrici culto di Ozpetek, Serra Yilmaz: proprio Magnifica Presenza era uno dei pochi film in cui non compariva e il suo ruolo, nel film, era maschile. Ozpetek, infatti, per il teatro non fa una copia del film, ma un adattamento agile, nuovo, e ancora più efficace dell’opera originale.

Toni mélo invece per Diamanti, ma sempre alternati ad altri leggeri che vi fanno da contrappunto. Con Diamanti Ferzan Ozpetek realizza un’opera corale e tutta femminile. Questo ce lo fa accostare ancora una volta ad Almodovar (e al regista spagnolo ci ha fatto pensare anche in Magnifica Presenza, per la scelta dei brani musicali inseriti). Diamanti è la storia di una sartoria per il cinema e il teatro sul finire degli Anni Settanta, davanti all’impegno di realizzare i costumi per un film. L’omaggio a un mestiere del Cinema ma soprattutto un’ode all’amicizia e alla solidarietà tra donne. Ognuna di loro nasconde un dramma segreto, un dolore, una ferita, un rimpianto, un’ossessione. Risaltano su tutte le due sorelle che conducono la sartoria (Luisa Ranieri e Jasmine Trinca), una ferrea e l’altra sfuggente, due vite separate da una tragedia, con l’anelito a ricongiungersi. E attorno a loro, come api industriose, tutte le sarte e modiste di questa famiglia che è la sartoria. Dove aiutarsi è quanto più conta, dal coprire piccoli segreti all’allontanarsi dalla grande cena annuale (ancora una volta è la tavola, tema ricorrente nei film di Ozpetek, ad unire) per cucire, come i topini di Cenerentola, un abito che è anche la realizzazione di un sogno.