
Tradurre per il teatro un capolavoro della commedia all’italiana, firmata Dino Risi e portata al successo dall’indimenticabile coppia Franca Valeri-Alberto Sordi? Impresa titanica ma non impossibile, e che riesce bene a Massimo Ghini, protagonista e regista de Il Vedovo ( al Teatro Manzoni fino al 23 novembre). Perché la messinscena fosse efficace occorrevano due ingredienti: rispetto, e ritmi teatrali. Vi sono entrambi. La trama è ovviamente identica, le scene quasi ricalcate, le battute entrate nell’immaginario mantenute tali e la ricostruzione dell’epoca e degli ambienti precisa (ci trasportiamo da Milano a Roma, ma poco cambia); il tutto però adattato coi ritmi vorticosi della pochade assicurando risate anche a chi mentalmente anticipa le battute. La comicità più facile è però affidata ai personaggi di contorno (il maltrattato marchese Stucchi, lo zio – che qui diventa un nipote imbelle e un po’ tonto – , l’ingegnere tedesco col brevetto farlocco, il commendatore furbino…) mentre i protagonisti fanno risaltare i toni più cinici e crudeli di questa black comedy . E veniamo a loro: Massimo Ghini che rileva il ruolo istrionico di Sordi e Galatea Ranzi con l’improbo compito di non far rimpiangere la formidabile Valeri – ebbene, missione compiuta. Pur ricordandoli in diverse tonalità, non ne fanno una scialba imitazione, ma trovano una propria chiave interpretativa che sottolinea ancor più la miseria umana dei propri personaggi.