Prima del Temporale

15/12/2025

Umberto Orsini (proprio lui, sia attore che personaggio) è in camerino e sta per andare in scena per l’ultima replica di Il Temporale di Strindberg. Gli viene recapitato un libro della sua infanzia (realtà o immaginazione?) e questo fa scattare un’ondata di ricordi, da quando partì, un treno e una valigia, da Novara a Roma per un’audizione all’Accademia di Teatro. E in quell’ora, prima di andare in scena, prima che di là dai vetri scoppi il temporale, i ricordi si susseguono, ripercorrendo 70 anni di carriera teatrale.

Flusso di memoria? Autobiografia? Sì, lo spettacolo è questo, ma anche di più. Potremmo quasi chiamarlo testamento d’artista, se non fosse che Orsini, nel raccontarsi, ama puntellarsi anche di ironia, in equilibrio perfetto tra la malinconia e il ricordo affettuoso per chi non c’è più – amici, colleghi, famigliari, amori – e il sorriso. La bella idea, sua e di Massimo Popolizio che firma anche la regia, ci regala teatro puro. Al Piccolo Teatro Grassi di Milano (dove, per chi ama i ricordi teatrali, Strehler portò magnificamente in scena proprio Il Temporale) fino a domenica 21 dicembre e poi in tournée a Parma, Bologna, Correggio, Fidenza, Orvieto, Napoli, Roma e Torino, si presenta l’occasione per ammirare un grande attore che a 91 anni ancora ruggisce. 

Sullo sfondo scorrono immagini, il treno su cui gli apparve Orson Welles  le pensioni a cui telefonare all’arrivo a Roma, le copertine di Bolero e le tre espressioni standard dei fotoromanzi, le Kessler che incontrò per la prima volta in un tripudio di piume e paillettes, e tutte le locandine di 70 anni di teatro. E intanto Orsini ripete il monologo dell’Uomo dal Fiore in bocca, che portò a quell’esame dell’Accademia a cui lo iscrissero le signorine dello studio notarile in cui lavorava, incantate per come leggeva gli atti, ripete La Cavallina Storna, che si recitava tra le altre poesie in attesa che giungesse il sonno. E ricorda Sylvia Kristel, bellissima e fragile, Gianni Santuccio e la più bella recita della sua vita, Corrado, Rossella Falk che gli correggeva le battute quando si innamorarono. 

Ogni tanto la porta del camerino si apre, interrompendo memorie e malinconie. Irrompono un giovane addetto alla sicurezza, a cui Orsini appioppa un ruolo d’emergenza, e una “serva di scena” innamorata del teatro e desiderosa di conoscerne segreti e debolezze (e se durante lo spettacolo si cita Servo di scena l’introduzione di questo personaggio non è certo casuale). Piccoli sipari divertenti perché Orsini, pur condividendo le emozioni di una vita, è sempre attento a non prendersi troppo sul serio.

Gabriella Aguzzi