
Compleanno tondo per uno dei film più riusciti di Carlo Verdone. Viaggi di nozze (1985, con Carlo Verdone. Claudia Gerini, Cinzia Mascoli, Veronica Pivetti, Manuela Arcuri) compie trent’anni ma non ha perso lo smalto della commedia all’italiana, rimanendo giovane e fresco, attuale nelle sue battute. Incontriamo al Bif&st 2025 al teatro Petruzzelli Carlo Verdone e Claudia Gerini, che ci racconta:
“In questo film abbiamo trovato una chimica attoriale. Grazie a Viaggi di nozze sono diventata un’attrice brillante, comica, con un attore di quella caratura! Per me è stata una scoperta. Di recente con lui ho fatto Vita da Carlo”.
E per te, Carlo, cosa ha rappresentato?
“Non pensavo di durare così a lungo. Dopo Borotalco ho pensato di durare altri 5 o 6 anni. Invece mi stavo preparando a un lavoro di lunga durata. Il pubblico mi ha confermato e sono arrivato a 47 anni di lavoro. A volte penso a Troisi, a Nuti (applausi del pubblico, ndr). Massimo sarebbe stato un attore di teatro, un attore drammatico fantastico. Inoltre io mi sono avvalso di memorabili personaggi femminili. Vorrei essere ricordato come il regista che amava le sue attrici, che le esaltava. Sono vissuto in un matriarcato, con zia Lina, nonna, mamma, mia sorella Silvia. Ho più amiche donne che uomini. Trovo la donna più interessante, non lo dico per conquistare il pubblico femminile. Secondo me è meno noiosa, più sensibile. Con Claudia ho avuto il piacere di fare tre film. Sapevo che lei avrebbe potuto fare quel ruolo, Jessica insomma. Noi ci capiamo al volo”.
Sei l’unico regista che non ha avuto paura. Hai lavorato con Elena Sofia Ricci, Ornella Muti e tante altre. Cerchi la forza interpretativa nei tuoi attori?
“Vado sempre avanti. Cerco di trovare qualcuno di nuovo. Bisogna arrivare a un cambio generazionale. Uso molta leggerezza ma amo le cose fatte con serietà. Nel campo degli attori e delle maestranze trovo che gli attori siano sempre più bravi. La parola ‘maestro’ mi mette paura. Chiamatemi Carlo e buonanotte”.
Hai diretto film spesso corali, dando rilievo e importanza ai compagni di viaggio. Sembra che gli attori spesso fossero già serviti e che il tuo compagno migliore fosse già il tuo pubblico.
“Un film è fatto da tante facce e tanti caratteristi. Il caratterista è un attore bravo ed io li ho visti agire inizialmente nei film di Pietro Germi e di Federico Fellini. Le facce... vedo nelle generazioni dei giovani delle maestranze che si stanno formando, nonostante il nostro periodo di crisi. C'è bisogno di una nuova spinta. Da regista affermato, anche in questo sto vicino ai giovani. Oggi ci sono meno soldi. C’è meno tax credit perché è stato usato molto male. Troppi hanno corso verso il tax credit. Ma a fare nuovi film potrebbe capitare d'imbattersi in un nuovo regista o attore o sceneggiatore di talento”.
Che gavetta hai fatto?
“Io ho fatto la TV e ho avuto successo. Ma prima vennero a vedermi in un ambiente umido di cabaret, al teatro Alberichino, dove nacque lo stesso Benigni. Io arrivai un anno dopo. Non volevo diventare attore, era un talento che non sapevo di avere. Con Vita da Carlo ho fatto tante stagioni e ho potuto incontrare delle generazioni interessanti. Erano talmente tutti bravi che facevo scegliere al cameraman chi inquadrare. C’era chi viene dalle scuole di cinema, dal Centro sperimentale: una generazione preparata anche con una cultura storica del cinema. Ecco, a noi servono questi giovani”.
Su quali film ti sei formato?
“Quelli di Rosi avevano un proprio modo e stile. Io ho studiato i film di Fellini in bianco e nero, I vitelloni, poi Germi ad esempio Divorzio all'italiana e Signore e signori. Fellini aveva un tocco magico, Germi era bravo con i personaggi di terza linea. Anche io mi sono detto ‘Proviamoci, in qualche modo’”.
Claudia, quando sarà il tuo prossimo film dietro la macchina da presa, dopo Tapirulan?
“Io amo recitare. Non abbandonerò mai questo lavoro. Ad un certo punto il produttore disse: ‘Falla te la regia’. Mi pareva di potercela fare perché si girava in una mono location, in una casa, cosa che forse è ancora più difficile. Il percorso della protagonista mi pareva di poterlo fare da autoregista. Alcuni registi, non come Carlo però, guardano le inquadrature ma non dirigono gli attori. È stato un grande impegno di 7 o 8 mesi. In futuro girerò un altro film; inoltre mi sto appassionando allo sviluppo di progetti che amo. In particolare ho due progetti che gestisco come coproduzione e che interpreterò. Vorrei, insomma, mettere assieme il processo creativo. Avevo 15 anni quando ho iniziato: sono cresciuta sui set. Lo amo adesso come lo amavo allora il Cinema. Non mi sono stufata perché è una grande passione. La regia è arrivata come una sfida. Un giorno stavo dialogando con Marco Manetti, con cui ho girato L’ispettore Coliandro. Gli dicevo dove mettere la macchina da presa. ‘Tu devi fare la regista’ mi disse in privato. Così ho provato a fare il primo film”.
In America è un processo normale.
“Mi piacerebbe fare quei film. Dopo Jessica, quella vera, mi hanno proposto altre Jessica ma io non faccio l'imitazione di me stessa. Via dagli stereotipi! Dopo che ho fatto la coatta posso fare il magistrato o altri ruoli. Ti arriva la chiamata per il ruolo giusto se sei a casa”.
Carlo, hai mai girato in Puglia?
“Nel 2019 ho girato Si vive una volta sola, che poi non uscì nelle sale a causa del Covid. Ho girato a Bari. Stavo male con le anche e prendevo degli antinfiammatori e analgesici e dopo le riprese mi sarei dovuto operare. Non avevo molta voglia la sera di uscire ma capitò che mi invitarono. Stavo camminando per strada e una signora mi fermò: ‘Verdone, lo dicevo che camminava strano!’. ‘Basta che non si veda nelle riprese!’ e me ne tornai in hotel”.
Che fine hanno fatto Ivano e Jessica?
Verdone: “Stanno a Bari, una città affettuosa e premurosa”.
Gerini: “Dopo 30 anni siamo sempre un po’ strani!”.
Verdone: “Piu andiamo avanti e più la gente è strana”.