
La mimesi è perfetta. Con “Pignasecca e Pignaverde” sembra proprio di rivedere sulla scena Gilberto Govi, tanto Tullio Solenghi si cala nei panni che furono suoi e lo fa rivivere sotto i nostri occhi. Una produzione del Teatro Sociale di Camogli e del Teatro Nazionale di Genova che, dopo il successo “in patria”, ha varcato i confini liguri ed è approdata al Teatro Carcano di Milano, dove già l’anno scorso si era visto il miracolo con “I Maneggi per maritare una figlia”. Solenghi semplicemente E’ Govi, non solo grazie al sorprendente trucco di Bruna Calvaresi, ma in ogni sfumatura di voce, in ogni accento, in ogni sottolineatura comica. Ma non solo. Di Govi si ritrova lo spirito, anche nella messa in scena (la regia è dello stesso Solenghi, con progetto scenografico di Davide Livermore), che riproduce gli spettacoli di Govi così come li possiamo ricordare dalle vecchie testimonianze RAI, con quel sapore un po’ retro. In scena Solenghi è affiancato da una Compagnia affiatata, con un plauso particolare a Mauro Pirovano nel ruolo del fidanzato non gradito e, come il protagonista, avaro a sua volta.
Se “I Maneggi” era esilarante e basato sugli equivoci e battute memorabili, “Pignasecca e Pignaverde”, che ha come tema centrale appunto l’avarizia (il titolo deriva da due proverbiali avari genovesi ai quali si fa cenno alla fine della commedia) è più agrodolce. Se lo Steva dei Maneggi era vittima degli intrighi della moglie, il Felice di Pignasecca lo è delle proprie piccinerie che lo portano a prevaricare.
Come vede il passaggio a questo nuovo personaggio, abbiamo chiesto a Solenghi a fine spettacolo.

“Felice Pastorino è il prototipo dell’avaro genovese. Ha le sue grettezze e meschinità come il voler combinare a tutti i costi il matrimonio di interesse della figlia, qui in un certo senso è lui che fa i maneggi, ma poi nel secondo atto rimane lui vittima delle macchinazioni altrui”.
Che immagine ha di un mito come Gilberto Govi?
“Le commedie di Govi che passavano in TV erano l’unico programma che ci era concesso di vedere dopo Carosello. Sono cresciuto con quelle. Poi un giorno Govi è venuto a pranzo in un ristorante al paese dove abitavo, Sant’Ilario, e noi ragazzini ci siamo fatti fare l’autografo. Ho il ricordo di questa figura che ci parlava, un po’ come un nonno”.
A fine spettacolo avete annunciato che tornerete l’anno prossimo con un altro titolo storico, Colpi di Timone. C’è in programma di portare in scena altri suoi titoli in futuro?
“Penso che termineremo con questi tre cavalli di battaglia, ma probabilmente sarà in programma una Maratona Govi in cui li rappresenteremo tutti e tre di seguito”.
Ai Maneggi avete aggiunto il finale in cui arrivava una radio, regalo dello “zio Gilberto”, e si udiva la voce di Govi, qui si termina con il televisore e la voce di Domenico Modugno...
“Sì, ci piace terminare con questi omaggi e così abbiamo concluso lo spettacolo con l’omaggio al Festival di Sanremo, che nel ‘58 era presentato da Nunzio Filogamo. E ricordare il festival ligure”.
“E’ bello che il Teatro Sociale di Camogli abbia riaperto. Come è stata la collaborazione?”
“Siamo stati molto felici che la proposta sia stata approvata e riportare in scena Govi in quello che era stato il suo Teatro”.
Come è stato accolto lo spettacolo fuori dalla Liguria, “all’estero” come dite voi, e dal pubblico milanese?
“Molto positivamente. Ed è stato accolto favorevolmente anche a Roma dove abbiamo portato in scena i Maneggi al Quirino e dove torneremo con questa commedia la prossima primavera”.