
Sono
tanti i temi, i personaggi, i sentimenti, le sfaccetature
di “Lezioni di volo” di Francesca
Archibugi, un mosaico complesso che ha il suo
cuore in un’India insolita e vera. Tutto
ha inizio con due giovani amici (gli esordienti
Andrea Miglio Risi e Tom Angel Karumathy scelti
dopo lunghi provini), soprannominati Pollo e Curry,
che non hanno aspirazioni e vivono solo ammazzando
il tempo, preoccupando le loro famiglie. Finché
uno di loro, un indiano adottato, decide di partire
per l’India portando con sé l’amico
e lì incontrano una dottoressa, Chiara,
interpretata da Giovanna Mezzogiorno…
Chiediamo all’attrice – gli occhi
più belli del Cinema Italiano – alcuni
segreti del film e mentre racconta ci rivela un’immagine
di sé curiosa e accattivante.
“Come
descriveresti il tuo personaggio? E’ una
donna che ha fatto scelte importanti, ma ha anche
molte insicurezze e contraddizioni…”
“Chiara è una donna che mi piace
molto perché è molto umana, fa delle
cose difficili ma le fa con fatica, non è
un’eroina, non è una superdonna,
è anche stanca, nervosa, affaticata, ha
anche bisogno di aiuto”
“Cosa c’è di te in
lei?”
“Non molto, ma come Chiara viaggio, come
Chiara sono spesso sola e quindi conosco la solitudine
in viaggio e anche la bellezza di questa solitudine”
“E, parlando di viaggi, com’è
stata la scoperta di quest’India tutta particolare?”
“Mi avevano messa in guardia, ma in realtà
non mi sono sentita traumatizzata dall’India.
Certo è un Paese del Terzo Mondo, povero,
sporco, ma non è un Paese violento. E credo
che tra qualche decennio diventerà insieme
alla Cina il Primo Mondo e noi saremo la perfiferia.
Perché è anche un Paese di cervelloni
di informatica, è davvero incredibile perché
è poverissima eppure ha anche i medici
e gli ingegneri migliori del mondo. E penso che
quello che ho visto io in India sia solo un decimo
di quello che c’è da vedere, se non
di meno”
“Alla fine però Chiara sceglie
la sicurezza…”
“Penso che Chiara, dopo questa grossa cosa,
capisca dove voglia andare e faccia una scelta.
A un certo momento la vita è davvero questione
di scelte, una persona può anche rimanere
nel limbo per sempre ma anche questa è
pur sempre una scelta, più faticosa che
scegliere di avere un marito e un figlio. Certo
io non andrei mai a vivere nelle Orcadi come ha
fatto lei, ma gli esseri umani sono molto animaleschi
e quando sentono di avere bisogno di sicurezza
vanno verso la sicurezza. Se uno non lo fa è
perché sente che non è ancora una
priorità, ma quando sente il bisogno del
nido va in quella direzione”
“E tu hai un nido?”
“Ho comprato casa un anno fa, per la prima
volta ho una casa mia. Ho sempre viaggiato e ho
sempre trasloccato da quando avevo 9 anni, e da
un anno ho deciso di avere un posto in cui mettere
i miei libri e maglioni e tutte le cose mie racimolate
in tutte le varie case. Non smetterò di
viaggiare ma è avere un posto a cui tornare”
“Come è stata l’esperienza
con due attori così giovani?”
“E’ stato bello. Abbiamo avuto un
ottimo rapporto, senza tensioni. Siamo stati bene”
“Cosa pensi della relazione sentimentale
con un ragazzo molto più giovane, come
avviene nel film?”
“E’ una relazione più riposante.
Il confronto con un coetaneo è più
faticoso, sarà anche più stimolante
ma è più impegnativo e conflittuale.
Una relazione con un uomo più giovane ha
una dimensione più di gioco, di spensieratezza,
di leggerezza. Chiara è appesantita dalle
responsabilità e dalle aspettative che
glia ltri hanno su di lei e quello che cerca è
freschezza. Infatti dice a Pollo ‘nessuno
mi guarda come mi guardi tu, non mi giudichi mai’
e questo è un gran relax per lei”
“C’è differenza nel
lavorare con una donna alla regia?”
“Non vedo particolare differenza tra direzione
maschile e femminile. Certo con “La Bestia
nel Cuore” il fatto che a dirigere ci fosse
una donna e madre, mentre io non ho figli, mi
ha aiutata molto nella parte finale in cui la
protagonista è incinta. Qui non trovo grandi
differenze, anche se una storia così scritta
da un uomo sarebbe stata diversa”
“Cosa ti ha spinta ad accettare
questo ruolo?”
“La voglia di lavorare con Francesca. E’
un’autrice molto misteriosa e mi ha sempre
affascinato e incuriosito il suo mondo pieno di
mistero, a tinte tenui perché non c’è
mai melodramma o retorica, ma anche pieno di ombre.
Ha fatto un film su un viaggio, su un Paese lontano
e quindi su cosa significa essere lontani da tutte
le nostre basi sicure. La gente si può
identificare, perché chi non ha mai avuto
bisogno di volare fuori dal proprio nido?”
Chiediamo anche
a Francesca Archibugi quale di tutti i temi trattati
nel film sia quello chiave
“Il film è un lungo viaggio interno,
esistenziale, ed esterno. Pollo e Curry non troveranno
loro stessi ma riescono ad accettarsi attraverso
tutte le avventure che vivono e si rendono conto
che non è così tragico come gli
avevano fatto credere non avere ambizioni nella
vita”
“Come è stata la scelta dei
due giovani protagonisti?”
“Molto laboriosa, perché i provini
sono durati a lungo, il film veniva rimandato
e gli attori prima erano troppo giovani, poi andavano
di nuovo bene, è stato difficile soprattutto
per loro che restavano in attesa. Ma dove li trovavo,
se non attraverso i provini, due attori che potevano
interpretare questi ruoli, uno così indiano
e così romano e l’altro alto, dinoccolato,
bello che ancora non sa quello che farà…”
“E la scelta di Giovanna Mezzogiorno?”
“L’ho scelta perché è
una splendida attrice. Ha talento e qust’incredibile
magnetismo per cui la stai a guardare sullo schermo
anche se si gratta in testa!”
“Come vedi l’India che hai
descritto?”
“Io sto sempre dentro gli occhi dei personaggi,
non mi permetto di parlare per bocca loro, sono
sempre loro che agiscono, tanto che a un certo
punto c’è uno scontro tra Chiara
e Curry. Se stai dentro i personaggi non si sente
mai la voce sgradevole del regista che dice la
sua”
“Di tutti i personaggi e dei tanti
motivi che emergono nel film quale ti sta più
a cuore?”
“Tutti. Mi rendo conto che ho fatto un film
molto ambizioso e le possibilità di sbagliare
erano tante, perché più alzi il
tiro più rischi di sfracellarti. Ma mi
sembrava necessario raccontare questa storia così
appassionata, che coinvolgesse tante cose. Perché
la domanda finale di ogni mio film è: ‘è
bello o è brutto vivere?’. Io ancora
non lo so.