33 Trieste Film Festival

06/02/2022

C’è un festival molto mitteleuropeo e profondamente innovativo che da trentatré anni porta sul grande schermo, quest’anno in un’edizione mista in presenza e online, le produzioni dell’area balcanica e dell’Est Europa. Nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino (l’edizione “zero” è datata 1987), il Trieste Film Festival – diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo – è il principale appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale, che continua a essere un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori emergenti; un festival che è anche ponte tra le diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo in anticipo nomi e tendenze destinate ad imporsi nel panorama internazionale. Quest’anno in anteprima italiana il festival ha presentato, fuori concorso, l’ultima opera del premio Oscar bosniaco Danis Tanović “Deset u Pola” (titolo in italiano “Una storia di vicinato non proprio amichevole”) sulla vicenda in salsa comica dell’assegnazione del titolo del miglior ristorante di cevapi (o cevapcici) di Sarajevo. Parlando di premi segnaliamo il Premio Corso Salani 2022 al docufilm “Dal pianeta degli umani” di Giovanni Cioni (Italia – Belgio – Francia 2021, premiere al 74° Festival Internazionale di cinema di Locarno ad agosto 2021) con la seguente motivazione: “Il film, ambientato al confine tra Italia e Francia, aleggia tra le tragiche condizioni degli immigrati nell’attuale Ventimiglia, e una favola scientifica avvenuta cento anni fa. Così facendo, affronta con meraviglia e fantasia alcune questioni chiave del nostro tempo, avventurandosi nella confusione tra realtà e finzione che oggi attanaglia e stordisce i nostri sensi. Alternando figure fantasmagoriche e spettrali e la fisicità della realtà, il regista, pur essendo un canto quasi ipnotico, si concentra sul costante conflitto tra l'istinto di sopravvivenza e l'orrore della morte”. Il regista mescola sperimentalmente frame da classici cult della cinematografia del genere fantastico degli anni Trenta con spezzoni di filmati di propaganda dell’ascesa del fascismo per cercare di comprender meglio il mondo in cui viviamo, un mondo in cui l’uomo ha sempre aspirato all’utopia del ringiovanimento dell’essere umano, come fece negli anni Trenta il dottor Voronoff sdoganando il metodo di svecchiamento maschile consistente nell’innesto di testicoli di scimmia nella sua clinica di Ventimiglia. E come provano a fare oggi i migranti che attraversano il sentiero della morte per raggiungere la libertà.

Michela Manente