
Al focus sulla cinematografia del Libano, tre giovani registi hanno parlano del loro Paese, presentando alla serata conclusiva di sabato 5 luglio del Festival a Trieste ai giardini pubblici, il loro ultimo lavoro. Salutati da Pierfrancesco Favino che ha ritirato il Premio interprete del presente, il regista Dahlia Nemlich ha portato Somewhere In Between (F-RL-EG 2023, 15’), un corto dalla duplice natura: da un lato la richiesta silente di diritti e dall'altro la lotta contro i poteri forti. Il cortometraggio affronta dunque due realtà, quella della gente che denuncia e, d'altro lato, coloro che preferiscono rimanere in silenzio. Il regista mostra come la memoria personale sia più forte e tenace della storia collettiva arrivando a proteggere i nostri ricordi e il passato intimo.
Il primo docufilm di Marie-Louise Elia, dopo alcune prove di fiction, intitolato Almawt wamakhawif ‘ukhraa (RL 2024, 10’), racconta come riuscire a vivere nel suo Paese mediorientale con le sue paure, la fobia dei ragni, dei topi, di volare e anche della morte. Una melanconica musica in sottofondo accompagna le immagini con la voce fuoricampo della regista che racconta il suo viaggio reale ed esistenziale.
Yara El Haj ha presentato Adam (RL 2024, 10’), un corto intimo e universale allo stesso tempo, in bianco e nero: "E' un film piccolo e semplice ma molto speciale per me per diversi motivi. È il mio secondo film e per il primo film ho utilizzato i mie amici e mie familiari fino ad arrivare a 17 persone sul set. Quello di questa sera è un film molto vivino al mio cuore".
Gli altri corti inseriti nella rassegna triestina, che segue i focus su Grecia e Turchia degli scorsi anni, sono: Baqaya di Christine Abou Zein (RL 2024, 15’), Fizr di Rani Nasr (RL 2024, 13’) e Ghrub Bayrūt di Daniela Stephan (RL 2022, 17’). Il Libano appare come una terra legata al passato ricco di storie e tradizioni e un presente, quello dopo le guerre ormai conclusesi 35 anni fa, incerto a causa della corruzione e delle nuove povertà, con una generale atmosfera lugubre ma costellata da piccoli attimi di vitalità giovanile, sentimentale, di latente speranza data da chi è emigrato all'estero.