Amarcord nella Rimini di Fellini
25/07/2022
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“Il Grand Hotel era la favola della ricchezza, del lusso e dello sfarzo orientale… le sere d’estate diventava Istanbul, Baghdad, Hollywood. Sulle sue terrazze, protette da cortine di fittissime piante, forse si svolgevano feste alla Ziegfeld. Si intravedevano nude schiene di donne che sembravano d’oro, allacciate da braccia maschili in smoking bianco, un venticello profumato ci portava a tratti musichette sincopate, languide da svenire. Erano i motivi dei film americani…”
Cominciamo da qui il nostro viaggio nella Rimini di Fellini, dal Grand Hotel. Dove i ragazzi di Amarcord sbirciavano i clienti nelle sere estive e dove danzavano tra turbinii di foglie morte davanti ai suoi cancelli chiusi. Un luogo di nostalgia, di leggende, di sogno, come lo è tutto il Cinema di Fellini.

Non è il vero Grand Hotel quello che vediamo in Amarcord, come non è la vera Rimini. La protagonista è una città che non è mai chiamata per nome. E’ tutto ricostruito in studio e trasfigurato. Ma sappiamo che lì è la memoria e lì, per quelle strade e piazze che andiamo a ripercorrere, pulsa il cuore, al ritmo con lo scorrere delle stagioni e dei ricordi dell’ultimo anno di adolescenza.
Fellini amava il Grand Hotel. Ogni volta che tornava a Rimini soggiornava nella suite 316, ora chiamata Suite Fellini e arredata con suoi disegni originali.
Poco più in là, al Molo, la Palata com’è chiamato a Rimini, i Vitelloni guardavano il mare invernale e da lì partivano le imbarcazioni di Amarcord per veder apparire magicamente il Rex.
Quel mare felliniano a cui è dedicata una sala nel Fellini Museum, tappa principale della nostra passeggiata. Ma prima di raggiungerlo facciamo una deviazione lungo il Canale e fermiamoci a visitare Borgo San Giuliano.

E’ un intreccio di piazzette, vicoli e case sulle cui facciate sono dipinti murales che riproducono personaggi e scene dei più celebri film di Fellini.
E’ borgh’, come lo chiamano i riminesi, con le basse case affacciate su stretti vicoli e piazzette, è un angolo di città quasi nascosto, silenzioso e ovattato, dove i murales raccontano Fellini e il suo percorso cinematografico attraverso i protagonisti dei suoi film. Girando per i suggestivi vicoli e le piazzette ci si imbatte nel Rex di Amarcord e nei personaggi de La voce della luna, La Strada, 8 e ½, nel muro dei soprannomi.
Arriviamo quindi al cuore di Rimini. Dal ponte di Tiberio, le auto delle Mille Miglia sfrecciavano, come raccontato in Amarcord, verso Corso d’Augusto. Piazza Cavour, Piazza Tre Martiri e Piazza Ferrari fanno da cornice ad alcune famose sequenze di Amarcord: quella del pavone sulla fontana della Pigna, quella delle palle di neve alla Gradisca. In Piazza Malatesta veniva allestito il circo come rievocato ne I Clowns.
Ed è proprio Piazza Malatesta a fare da raccordo tra i due poli museali del Museo Fellini, con una grande panca circolare che rievoca la danza della vita di 8 e ½. Da una parte il Fellini Museum a Castel Sismondo, dall’altra il Cinema Fulgor.
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Il Fulgor, in Corso d’Augusto 162, è il cinema dove Fellini vide, come ricostruito in “Roma”, il suo primo film, Maciste all’inferno, e scoprì la magia del Cinema. E ancora in Amarcord ne rievoca lo stupore. È qui che Titta tenta goffamente di sedurre la Gradisca (“e sono rimasto lì come un patacca”). E’ per lui e per il Fellini ragazzo l’occhio sul mondo, l’incontro con il Cinema americano. Qui iniziò a conoscere ed amare il western, le comiche di Stanlio e Ollio, Charlot, Buster Keaton...
Riaperto nel 2018, con l’allestimento scenografico del tre volte premio Oscar Dante Ferretti, il Fulgor evoca tutto quello che è il Cinema: sogno, fantasia e meraviglia. Dante Ferretti ha progettato gli arredi e apparati d’interni che hanno ridato nuova vita alla celebre sala cinematografica. Il palazzo settecentesco la cui facciata neoclassica porta la firma di Giuseppe Valadier, dove al piano terra ha sede il Fulgor, è uno dei poli del Museo Fellini, inaugurato nel dicembre 2021.
Vi si trovano una splendida raccolta di locandine originali, l’Archivio Digitale con il suo grande repertorio di disegni, lettere e testimonianze e il Cinemino in cui si può rivedere l’intera opera di Fellini. All’ingresso del Museo la Rinocerontessa di E la nave va preannuncia l’entrata in un mondo di visioni e fantasia.

E visioni fantastiche accolgono il visitatore nella rocca quattrocentesca di Castel Sismondo, uno dei tre punti cardine su cui si dipana il Fellini Museum che Rimini ha dedicato al suo regista. Fulcro della nostra visita, ne rievoca lo stupore e la magia con le sue grandiose installazioni. Un percorso nel percorso quello in questo “museo diffuso” all’interno di una città dove ogni angolo richiama alla mente una scena, un personaggio, un sogno cinematografico. Il primo dei tre poli museali ad essere inaugurato (nell’agosto dello scorso anno) presenta allestimenti scenici dedicati ai tanti aspetti del lavoro di Fellini.
Le sale si snodano una dietro l’altra. Vediamo l’omaggio a Giulietta Masina, con il carro di Gelsomina e Zampanò e i primi piani struggenti di lei, entriamo quindi nel “mare di Fellini”, quelle onde oniriche mosse da un telo nelle visioni di Amarcord e Casanova, quella spiaggia desolata davanti a cui i Vitelloni sognavano di partire senza partire mai. I filmati si susseguono mentre camminiamo sul pontile che ci porta verso “il nonno nella nebbia”.
E poi le sale dedicate a La Dolce Vita, al Casanova, con i costumi di scena, le pubblicità nei film, le testimonianze di collaboratori...
Concedetevi molto tempo per la visita, perché potete indugiare scegliendo spezzoni da inserire nel proiettore e spaziare nella sua opera.
E se lasciate Rimini in treno ricordatevi la sequenza finale de I Vitelloni, che si conclude proprio qui, alla stazione. Moraldo lascia Rimini e anche Fellini parte, ma l’ha sempre portata con sé nel cuore.
Gabriella Aguzzi