Lo Sconosciuto del Lago

28/10/2013

di Alain Guiraudie
con: Pierre de Ladonchamps, Christophe Paou, Patrick d'Assumšao, JÚr˘me Chappatte

Il buio si avvicina. E’ una luce crepuscolare, opaca, quella che avvolge i protagonisti di Lo Sconosciuto del Lago, anime sole nel nulla in cerca del fugace conforto di un contatto fisico. Anime smarrite che si cercano con ostentata indifferenza anche se la ricerca conduce ad un baratro oscuro.
Tutta la vicenda si svolge sulla sponda di un lago, in una comunità gay. Un mondo a parte, dove l’ombra del bosco nasconde incontri sessuali tra sconosciuti. Colori spenti, un lago triste come chi lo abita, che incontra senza comunicare, che ama senza coinvolgere il cuore, la cinepresa quasi fissa che spazia impietosa sulla nudità dei corpi. Poi, d’improvviso, il film si tinge di nero.
Due sono i cardini del film di Alain Guiraudie : il voyeurismo e la solitudine. Con crescente malessere lo spettatore si fa osservatore di una vicenda che tutto scruta dall’esterno, mantenendo le distanze, perché quel contatto tanto agognato non si fa mai tramite di una vera conoscenza. E quell’essere a nudo non è mai uno svelarsi. Allo stesso modo con cui il regista ci spinge  ad osservare gli amplessi nei più crudi dettagli, così il protagonista si fa osservatore da lontano di un delitto (e ancora la cinepresa ne assume il punto di vista con inquietudine), eppure un’attrazione fatale lo richiama inesorabilmente verso l’assassino.
Lo Sconosciuto del Lago ha tutte le sembianze del noir, ma evita d’indagare mantenendo sepolti i suoi segreti, così come le acque del lago nascondono la morte. E a poco vale, nella desolazione che lo avvolge, il timido tentativo di amicizia sincera tra Frank ed Henri, il personaggio più dolcemente malinconico della storia, che nulla può contro l’oscura passione a cui Frank si condanna.
Peccato solo per un finale che volutamente troppo lascia in sospeso. Lo Sconosciuto del Lago è un film che turba, raggela, intriga e lascia con un soffuso disagio.

Voto: 7,5

Gabriella Aguzzi