Mr. Long

28/08/2018

di Sabu
con: Chen Chang, Sh˘ Aoyagi, Yiti Yao, Run-yin Bai, Masashi Arifuku, Tar˘ Suwa

Inizia come un action movie su un killer spietato, silenzioso e infallibile, all’improvviso vira sulla fiaba e diviene una storia di tenerezza e di incontri magici, ha una parentesi serena e bizzarra in cui la cucina occupa un ruolo centrale facendosi strumento di comunicazione che unisce le persone più diverse, un’altra parentesi dolorosa che racconta di occasioni di riscatto impossibili, cambia nuovamente registro in un finale che non vi raccontiamo. Mr. Long è così, e la sua meraviglia sta proprio in quest’alternanza di stili e cambi narrativi, un mix di esplosioni di violenza e sorridente dolcezza, di calma e dolore soffocato, un gangster movie che si colora di tinte fiabesche. Nulla va su binari prestabiliti, il film di Sabu sorprende, diverte e commuove, sa essere nuovo pur conservando echi, che sono anche omaggi, di film come L’Estate di Kikujiro di Kitano, Rainy Dog di Takashi Miike e perfino dei “kitchen movies”.

Ferito in un attentato mentre si trova in missione in Giappone, un killer di Taiwan si rifugia in una baraccopoli dove un bambino derelitto si avvicina a lui portandogli del cibo. Il contatto tra i due si trasforma in una protezione reciproca e in un’improbabile quanto magica amicizia che si estende presto a tutto il quartiere, popolato di figure tenere e buffe che lo eleggono a cuoco e, preparando zuppe di noodles, il killer solitario trova una nuova vita e comunica con questo strano mondo.
Se il rapporto gangster/bambino non è nuovo al cinema orientale, Sabu indugia sui toni stridenti di chi si ritrova catapultato in una situazione assurda e da estraneo si avvicina ed insinua in un mondo sconosciuto e diverso. Chen Chang, taciturno e impassibile, mostra alla perfezione il disagio e l’isolamento di chi è costretto al silenzio dalla diversità linguistica e dalla propria natura, e trova tuttavia un contatto.
Il regista nipponico, elegante e sorprendente e con una voce tutta sua, gioca su improvvise impennate ritmiche, passa dal thriller alla commedia e, sempre fuggendo ogni retorica, evitandone ogni trappola o tentazione e mantenendo uno stile asciutto, parla di sentimenti senza sentimentalismo e raggiunge accenti di assoluta dolcezza raccontando chi cerca una seconda occasione, chi la trova e chi la perde, sopraffatto da un destino più forte.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi