
Lo avevamo scritto in occasione del primo Joker: questo non è un comic movie. Joker (ora possiamo dire i due film di Todd Phillips con Joker protagonista) è la storia di un uomo tormentato che scivola nella follia e con l’universo di Batman ha ben poco da condividere. Anzi, qui Bruce Wayne neppure viene nominato. Certo introduce il personaggio di Harley Quinn (anche se, vedremo, in chiave molto diversa) e compaiono figure come Harvey Dent, ma avrebbero potuto chiamarsi con qualunque altro nome, perché siamo lontani dal mondo DC Comics e Gotham City si chiama Gotham City ma è palesemente New York, sempre cupa e notturna e sempre di sfondo. Gran parte della storia si svolge all’interno del manicomio criminale e, di fatto, siamo di fronte a un prison movie, con al centro un uomo dall’anima dilaniata, e ad una storia d’amour fou, e in questo caso “folle” è il termine appropriato, perché è folle anche Lee/Harley Quinn che di Arthur Fleck ama il Joker che è in lui.
Cosa dunque ci ha fatto amare il primo Joker di Phillips e ci lascia perplessi in questo sequel? Innanzi tutto la sua inutilità, come spesso accade coi sequel. Il primo film raccontava la trasformazione di Arthur in Joker, di un uomo solitario e deriso, inadatto al mondo, in un pazzo criminale, un uomo che non ha mai sorriso e alla fine il ghigno se lo dipinge mentre va a uccidere. Qui il film si regge tutto sulla domanda: chi è quest’uomo? è Arthur o Joker? quale delle due personalità prevale? Ma dopo un po’ la domanda stanca. Lo vediamo come un prigioniero modello e mite, il suo avvocato crede in lui (è Joker, non Arthur, che ha commesso i crimini, seguita a ripetere), ma poi Arthur ha un incontro e si innamora, non è più solo, ma la donna fa emergere il Joker, perché è il Joker che lei ama. Dopo molte ripetitività e oscillamenti tra le due personalità si giunge ad un finale a sorpresa. All’uscita dell’anteprima “a tema” (gli ospiti erano invitati ad abbigliarsi come il Joker) molti si chiedevano cosa si dovrà inventare se si vorrà aggiungere un terzo episodio.
Quello che distingue questo Joker 2 e lo rende sostanzialmente diverso dal primo, cercando di dare più corpo ed originalità ad una vicenda altrimenti stucchevole, è la chiave musical. Cosa che per un po’ funziona. Al mondo oscuro della prigione si contrappone quello colorato della fantasia, dove i due protagonisti si immaginano al centro di un palcoscenico, dove tutto è “enterteinment”, proprio come cantano. E poi si doveva sfruttare al meglio la presenza di Lady Gaga e anche Joaquin Phoenix è un ottimo cantante oltre che un attore straordinario. I pezzi di repertorio sono ben scelti, eppure qualcosa non va. Qualcosa “stona” con la storia dolorosa di Arthur, questo musical parziale alla fine sembra solo un espediente furbo e poco azzeccato. All’ennesima volta che l’azione viene interrotta da un numero musicale e che i due esprimono i loro pensieri cantando invece che parlando cominciamo ad essere insofferenti.
Il vero motivo per cui il film vale la spesa del biglietto e due ore di visione è l’interpretazione di Joaquin Phoenix, la sua fragilità nervosa e dolente ma anche malsana, la sua risata a sproposito, i suoi sussulti. Anche se, pur magnifico, non riesce a raggiungere le vette del film precedente.
Voto: 6,5
Gabriella Aguzzi