Il mio Giardino Persiano
22/01/2025
di Maryam Moghaddam, Behtash Sanaeeha
con: Esmail Mehrabi, Lili Farhadpour, Mohammad Heidari

Un piccolo gioiello, l’incontro tra due solitudini e un finale spiazzante. Il mio giardino persiano è un film fatto di piccole cose, tanto toccanti quanto vere, e che lascia con l’amarezza nel cuore.
E’ un film sulla fatica della solitudine, soprattutto quando sei alle soglie della vecchiaia e sei in una società cieca, misogina e severa come quella iraniana, oppressa da una moralità rigida. E su una torta preparata con amore (My favourite cake è il titolo internazionale) nell’attesa di qualcuno che arrivi a squarciare quel grigiore e rompere la routine solitaria con un lampo di gioia illecita.
E’ un film su tre registri diversi e tre cambi d’umore, che parte come una delicata commedia e arriva a dire molto di più.
Mahin (la straordinaria Lili Farhadpour, perfetta in ogni dettaglio) è anziana e vive sola ormai da anni, i figli lontani, le amiche solo una volta ogni tanto quando si fatica a riunirle, difficoltà a camminare e dormire, il rimpianto di un mondo diverso prima della rivoluzione, lo smarrimento in quello nuovo e un giardino rimasto al buio. Poi un giorno esce e si imbatte in un’altra solitudine, un’altra routine vuota, senza luce. E torna ad illuminarsi anche il giardino, davanti a una cena, a della musica e a del vino tenuto nascosto, dicendosi che non è ancora troppo tardi.
Un film minimalista, doloroso anche sotto il sorriso, con un finale che arriva inaspettato come un colpo di pugnale, così come sono inattesi i casi della vita.
Davvero bello, cercatelo nelle poche sale in cui viene proiettato, per premiare un cinema difficile e coraggioso che va contro i divieti, così come vi va contro Mahin, con la semplicità del suo grande cuore
Voto: 8
Gabriella Aguzzi