
Come il peso del sospetto può incidere su un’esistenza e sconvolgerla. E’ questo il tema di “Il Caso Belle Steiner” che tutto gioca attorno all’ambiguità e al seme devastante del dubbio. Tratto da “La morte de Belle” di Georges Simenon – non solo “padre” del commissario Maigret ma prolificissimo autore di romanzi noir – lo adatta ai giorni nostri e a una cittadina di provincia dove la maldicenza sa essere tagliente e implacabile.
Pierre e Cléa sono una coppia rispettata ed ospitano in casa una figlia di amici che una notte viene trovata misteriosamente strangolata nella propria camera. Per Pierre, l’ultimo ad averla vista viva, il passaggio da unico testimone ad unico sospetto è breve. Da qui è una discesa agli inferi, la “casa del delitto” viene messa sotto i riflettori, la carriera va a rotoli, solo Cléa professa indomita con caparbietà l’innocenza del marito. Che resta sempre imperturbabile e astratto di fronte agli eventi, un’indifferenza che lo rende ancor più sospetto.
Il film è intessuto di emozioni impercettibili, dove ogni cosa può essere vera o il suo contrario, dove ogni indizio condanna e subito trova una differente spiegazione. E’ fatto di sguardi, di cenni, di domande senza risposte o dalle risposte contradditorie. L’apparente atarassia di Pierre è la tranquillità dell’innocente o la freddezza dell’assassino? La fiducia è autentica o mascherata? E quando il dubbio si insinua lascia crepe profonde.
Il tutto è girato nella tradizione del noir francese che punta sulla strada intimista e non a sorprendere con colpi di scena e si regge sull’interpretazione di Guillaume Canet e Charlotte Gainsbourg sulle cui spalle è affidato il pesante clima di sospensione. Tuttavia la scelta di lasciare il tutto aleatorio, senza spiegazione, perfino il comportamento e la psicologia dei protagonisti, impossibilitati a generare empatia, a lungo andare lascia perplessi ed anche un poco annoiati.
Voto: 6,5
Gabriella Aguzzi