
A prima vista, vi facessero giocare a indovinare il regista, lo direste un film di Martin Scorsese. Per i temi, lo stile e i molti richiami a The Irishman. Invece avreste sbagliato perché alla regia c’è Barry Levinson, un altro dei “grandi vecchi” del Cinema, non nuovo ai film di mafia (Bugsy, del ‘91, raccontava la storia del gangster Benjamin Siegel, il creatore di Las Vegas). Siamo tuttavia sempre dalle parti di Scorsese, essendovi alla sceneggiatura Nicholas Pileggi, che ha firmato Quei bravi ragazzi e Casinò.
A ben guardare, riaffiora un altro tema caro a Levinson, l’amicizia, cantata con crudezza in Sleepers (1996). Perché in fondo di una storia di amicizia, tradita, e rivalità parla The Alto Knights. Nel raccontare gli anni finali dell’impero del crimine di Frank Costello e Vito Genovese trapela quel sottofondo agrodolce del ricordo di un’amicizia perduta, quando tutto era agli inizi, immortalato negli scatti di vecchie diapositive in bianco e nero. La fotografia di Dante Spinotti immerge il resto della storia in colori cupi, quasi seppiati. Levinson mette in scena una storia di faide, omaggiando i grandi classici del genere, da Il Padrino a C’era una volta in America.
The Alto Knights non è un biopic ma parte già dagli Anni Cinquanta e si concentra sulla frattura insanabile tra i due boss della criminalità organizzata ormai all’apice e in là con l’età, quando l’impero di Lucky Luciano è da tempo passato nelle mani di Costello e Genovese lo rivendica, ed anzi proprio con l’attentato fallito a Costello per ordine di Vito Genovese. La scelta di far interpretare entrambi i boss da Robert De Niro forse è proprio quella di mostrare “i due volti del crimine”, come evidenzia con una certa enfasi il sottotitolo italiano. Tanto diplomatico e politicante il primo, deciso ormai a ritirarsi, quanto violento, grezzo e quasi paranoico il secondo. Sta di fatto che De Niro offre ancora una volta un’interpretazione magistrale, sdoppiandosi ed evidenziando la differenza tra i due, in ogni sfumatura vocale (obbligatorio vederlo in lingua originale!), uno misurato e l’altro strafottente, uno dagli accenti quasi malinconici l’altro che concede momenti irresistibili come gli sfoghi contro il killer mancato Vincent Gigante (un ottimo Cosmo Jarvis).
The Alto Knights è una sana ventata di buon cinema, nella miglior tradizione del gangster movie.
Voto: 8
Gabriella Aguzzi