
Come un vero e proprio “uomo di vetro”, Nathan si muove cauto in una vita tranquilla, abitudinaria, senza strappi: afflitto da analgesia congenita, questo mite e innocuo vice-direttore di banca coltiva però una passione - silenziosa quanto genuina – per la giovane collega Sherry. Proprio quando la sua routine sembra finalmente maturare, per comprendere la relazione con la ragazza, un gruppo di rapinatori irrompe nella ‘sua’ banca e nella sua vita, rovesciandola totalmente…
“Mr Morfina” (Novocaine il titolo originale) non è un film particolarmente originale: abile nello sfruttare la specificità di Nathan, incapace di provare dolore – qualunque dolore fisico – e perciò in grado di sopportare gli scontri più violenti, il racconto però colleziona un po’ tutti gli stereotipi di genere, riconfezionati in versione eroe-analgesiaco.
La violenza, l’avidità, la paranoia dipingono un terzetto di rapinatori credibili sì, ma senz’altro senza sfumature, senza caratterizzazione e già visti altrove; i due investigatori– coinvolti nell’indagine e poi nell’inseguimento dei rapinatori – appaiono decisamente appiattiti sugli stereotipi del poliziesco hard boiled; i vari personaggi secondari in cui Nathan si imbatte, sulle tracce dei rapinatori/rapitori (di Sherry), ancorché degnamente acconciati – sì da risultare tutto sommato credibili – non aggiungono nulla alla storia.
Alla fine, l’unico degno di nota è proprio il protagonista, che rimane sempre e comunque se stesso, pesce fuor d’acqua nella caccia all’uomo, per quanto determinato (e inventivo) a risalire fino al covo dei criminali, assolutamente (e quietamente) deciso a liberarla dai cattivi, salvo sorprese…
Corredato da inseguimenti frenetici, sparatorie ricorrenti e scontri fisici incalzanti, “Mr Morfina” tiene bene il suo ritmo, in una frenesia di violenza in cui Nathan appare stranamente a suo agio, capace di usare il suo stesso corpo – insensibile al dolore – come arma, in modi estremi e sempre sorprendenti: l’efficacia di questa ‘trovata’ è buona, e molto sfruttata, diventando la vera chiave di lettura del film.
Simpatico, ingenuo, timido: Nathan non farebbe male a una mosca.
Determinato, inventivo, spietato: Nathan è in grado di sconfiggere la feroce banda di rapinatori, eliminandoli quasi per sbaglio, uno per uno.
Sono le due facce del personaggio, prima e dopo una metamorfosi necessaria, per tornare poi ad una “normalità” tutta speciale, delineando una parentesi in cui il protagonista (un Jack Quaid del tutto imperturbabile) regge di fatto tutta la storia, grazie ad un’interpretazione perfetta e senza sbavature.
Bravi e senza eccessi tutti i comprimari, niente di memorabile ma comunque credibili nei rispettivi ruoli, si muovono fluidi nella narrazione, contribuendo a confezionare un film vedibile (con diversi momenti piuttosto splatter) ma non irrinunciabile.
Voto: 6,5
Davide Benedetto