L'esorcismo di Emma Schmidt

29/05/2025

di David Midell
con: Ashley Greene. Al Pacino, Dan Stevens, Patricia Heaton. Abigail Cowen, Maria Camila Giraldo. Ritchie Montgomery, Emily Brinks, Liann Pattison. Enrico Natale

Chi da questo titolo si aspetta uno splatter come l'ineguagliato classico del genere, L'esorcista del 1973, resterà deluso, metto le mani avanti per gli appassionati di questo sottogenere di nicchia: il presente film non è né carne, né pesce perché tenta di tenere il piede in due scarpe, ha quel sapore dell'orrore che non può mancare quando si apre la porta agli esorcismi, ma vuole anche assumere il piglio del documentario o meglio della storia vera raccontata in chiave di cronaca, quindi perde in forza da entrambi i lati del taglio narrativo.

In mezzo a una caterva di luoghi comuni preteschi, Padre Theophilus (nomen omen), comunque magistralmente interpretato come sua apprezzata abitudine da un attempato Al Pacino, ammette che 99 casi su 100 di “possessione demoniaca” sono “semplici” casi di persone con disturbi mentali, mentre quello che lui e il suo collega esorcista alle prime armi affrontano nel 1928 è una di quelle rare eccezioni, un caso “vero”.

Serviranno sette sessioni (numero biblico per eccellenza) per arrivare alla fine del calvario con il corollario di un'ottava parte nelle catacombe della chiesa, cioè sottoterra, dove si è più vicini agli inferi, in un crescendo di pericolo e deviazione man mano che la lotta per la salvezza dell'anima di Emma si fa più serrata, i padri (senza figli) saranno coadiuvati dalle sorelle del convento, alcune di loro si faranno molto male, invece essi pretendono di giudicare, di guarire, di esorcizzare, ma gli scheletri nell'armadio del più giovane gli faranno quasi rinunciare a portare a termine la missione per conto del Signore, che inizia durante il primo rituale, esattamente quando verranno pronunciate le parole: “Siamo l'esercito del Signore, dalla morte eterna liberaci”, proprio su questa prima dichiarazione programmatica le ossa dell'indiavolata iniziano a scrocchiare in maniera decisamente inquietante.

Nella seconda sessione uno scalpo segnerà la reazione all'accusa: “Davanti a me non pongono Dio”.

Il clero impegnato inizia a chiedersi se la punizione divina è riservata alla signorina Schmidt o diretta contro di loro.

Nel terzo incontro l'invocazione critica è: “Sia consegnato alle fiamme dell'inferno”, Emma ha un attacco di convulsioni e risponde su questo tenore: “DEPOSITA LA SPORCIZIA NELL'ANGOLO”. Il turibolo stenta a funzionare.

Nel quarto scontro, da subito, alle parole recitate da Al Pacino: “E il verbo era Dio”, l'indemoniata inizia a strozzarsi, dopodiché afferma di chiamarsi “Mina”, dopotutto il diavolo è legioni. Le altezze delle architetture sacre gotiche, inquadrate precedentemente solo di notte e solo dal basso con angoli vertiginosi, riniziano ad assumere proporzioni e colori più consoni a un convento.

Appena inizia il quinto rito, osserviamo una Emma prostrata da piaghe, lividi e ferite, ma appena viene pronunciata la sentenza: “Satana è precipitato dal cielo come un fulmine” si leva anche lei, la luce scompare e la reverenda madre farà di tutto per impedire che il processo di guarigione della giovane donna prosegua.

Il sesto giro s'incendia con la condanna: “Il tiranno alle fiamme dell'inferno” e sembra più padre Steiger pagare i sensi di colpa verso suo fratello che la nostra sfortunata a riprendersi, mentre le sorelle vengono aggredite all'arma bianca.

Durante il settimo combattimento, Emma si finge la nonnina di una delle suore, diavolo seduttore, ma solo nei sotterranei il potere di Belzebù verrà sconfitto.

Tutto questo pandemonio è durato ben due settimane ed è tuttora il caso di esorcismo più documentato della storia americana.

Voto: 6

Fabio Giagnoni

Ispirandosi a un fatto di cronaca, il regista David Midell ha seguito in maniera priva di apporti personali il modello creato da William Friedkin nel 1973 con l’inarrivabile “L'esorcista”.

Opera superflua, quindi, “L’Esorcismo di Emma Schmidt” scontenterà gli appassionati del filone “possessione/indemoniate”, ma potrebbe essere gradita a chi non ha dimestichezza con pellicole riguardanti l’argomento. Innegabile, infatti, il fascino inquietante che pervade il film grazie a una messa in scena debitrice di alcuni horror / thriller anni Settanta (l’austerità dell’ambientazione e il montaggio, i primi piani in stile Jess Franco, i colori spenti).  

I movimenti di macchina sinuosi, la marcata sensazione di isolamento e di smarrimento prodotta dalle vicende e la creazione della tensione mediante l’impiego costante di suoni striduli (strategia, quest’ultima, un po’ sleale nei confronti dello spettatore) qualche brivido potrebbero, insomma, procurarlo. 

La ripetitività delle situazioni mostrate non giova tuttavia al risultato finale, e purtroppo Al Pacino nel ruolo di esperto di pratiche esorcistiche fa tenerezza.

In breve, ci troviamo di fronte a una rimasticatura che non desta particolare entusiasmo, ma che neanche merita di essere stroncata senza pietà. Tra l’altro, “L’Esorcismo di Emma Schmidt” ci ha fatto venire la voglia di rivedere “L'Anticristo” di Alberto De Martino (1974), con una più che convincente Carla Gravina nei panni dell’invasata. Potrà bastare?

Voto: 6,5

Andrea Salacone

Quarto film semi-documentaristico riguardo uno dei pochi casi di possessione demoniaca certificati dalla Chiesa, cosa potevamo aspettarci, se già avevamo visionato i tre precedenti? Invero, assai poco, dal momento che l'esorcismo reale, avvenuto nel 1928, ebbe fortunatamente esito positivo e si svolse secondo la prassi, dunque posseduta in un convento, suore in panico, arrivo del prete salvifico, liberazione dal maligno, tutti contenti. Bene che sia accaduto per la povera Emma del nostro mondo, poco hype per gli spettatori. Dunque, il regista David Midell si ritrova di fronte ad un dilemma: come rendere interessante una vicenda non inedita e che suggerisce i più scontati stereotipi del genere? Al Pacino, nel ruolo di padre Theophilus, il celebre esorcista, poteva essere un'idea. Tuttavia, se alla venerabile età di 85 anni, il premio oscar propone un'interpretazione del tutto incolore, sorprende il giusto. Carriera straordinaria ma conclusa, poco stimolo in un ruolo che non ha molto da aggiungere. Ci si dovrebbe affidare a regia e sceneggiatura, ardua impresa che il film fallisce clamorosamente. I continui e traballanti movimenti di macchina, per altro incomprensibili, inducono una sorta di malessere da mal d'auto, più che aumentare l'angoscia, e i ripetuti primi piani sul prete assistente, lo scettico padre Joseph (sì, abbiamo l'ennesimo religioso in crisi da carenza di fede, una fantasia esplosiva) non aiutano, dato che siamo di fronte a Dan Stevens, non a Gianmaria Volontè. Se l'interprete del giovane sacerdote già rendeva poco nella serie televisiva Downton Abbey, figuriamoci una volta promosso al rango di protagonista. Ci limitiamo a verbalizzare il nostro disagio nel vederlo preda di un'iper-emotività attribuibile più ad una colica renale  che al terrore di trovarsi faccia a faccia con l'Inferno. Al Pacino arringa lui e le povere sorelle della parrocchia, coinvolte loro malgrado, come un sergente in pensione di fronte a una compagnia di coscritti alle prime armi. Con gli occhi assonnati e le spalle curve, non infonderebbe coraggio nemmeno in un lottatore di Wrestling. A questo punto, Midell gioca la sua ultima e subdola carta: una delle sorelle è la bellissima Ashley Greene, veterana dell'horror e divenuta famosa per la serie Twilight. Colpo basso e piuttosto irrispettoso. Ad ogni modo, non funziona, dato che nemmeno risponderemmo alla telefonata del parroco insicuro e prossimo all'ateismo che si sbilancia un po' troppo con la monaca avvenente. Se la pellicola dal finale già scritto poteva e doveva puntare tutto sulla psicologia dei personaggi, qui non andiamo oltre a spaventi, crisi di nervi e interminabili prediche. Peccato, dal momento che l'evolversi dei noti eventi avrebbe offerto tempo da vendere per scavare davvero nelle ossessioni più tenebrose di chi, al cospetto dell'ignoto, deve affrontare, prima di tutto, le proprie debolezze. Restiamo per un'ora e quaranta minuti nell'ambito del visto e stravisto, in una produzione che non si decide se rifugiarsi nell'horror di rozza lega o virare nel drammatico. Risibili i sermoni di Theophilus, addirittura da sbellicarsi quando il vecchio condottiero di Dio si rivolge al demone chiedendogli di alzare un po' la voce, troppo flebile per il suo povero e malandato orecchio. Inconsistente la performance di Abigail Cowen, nei panni della posseduta. Da fanatici del sotto-genere, ci spiace constatare come 'L'Esorcismo di Emma Schmidt' non riesca a rivaleggiare con nessuno dei suoi già deboli predecessori e chiuda la saga senza nemmeno tentare di nobilitarla. Nonostante ciò, noi conserviamo la fede in opere future, perché il Christian Horror, come ogni altra diramazione artistica, avrà detto tutto solo finchè qualcuno non gli darà una voce nuova.

Voto: 3

Carlo Baroni