The Life of Chuck

17/09/2025

di Mike Flanagan
con: Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Mark Hamill

“Contengo moltitudini”. Si apre con la poesia di Walt Whitman il (bellissimo) film di Mike Flanagan tratto da uno dei quattro racconti di Stephen King che compongono la raccolta “Se scorre il sangue”. Ed è proprio in questo verso che sta, come scopriremo nel suo svolgimento, il senso del film. Ma partiamo proprio dall’inizio, o meglio dalla fine, perché King, maestro indiscusso in decostruzioni narrative (vedasi It, per fare l’esempio più eclatante), scioglie la storia in tre atti e la racconta a ritroso, riunendo a poco a poco il puzzle. E ci spiazza fin da subito. Internet collassa durante una lezione. Tutto il mondo sta collassando. Catastrofi ovunque, la fine è vicina, ma ovunque, mentre tutto cede, compaiono manifesti con il viso di un contabile e una scritta “39 splendidi anni! Grazie Chuck!”. Un film apocalittico? Surreale? Ci fermiamo qui dal raccontare, ed è assai difficile parlare di questo film, che traspone con grande abilità il quasi intraducibile sullo schermo racconto di King, senza svelarne le sorprese e il piacere. Diremo solo che ci troviamo improvvisamente catapultati nella vita di un uomo ordinario che però, come ognuno di noi, è unico e speciale. E che tutto, ogni frase, ogni dettaglio, alla fine, quando il primo atto si ricongiungerà al terzo, avrà un senso.

C’è davvero molto in “The Life of Chuck”. Ci parla di vita e di morte. Di attesa. C’è il ballo come espressione del desiderio e della felicità, profonda anche se fugace. C’è emozione, e commozione vera. E ci sono stanze proibite e visioni e fantasmi che vorremmo cancellare. 

Inevitabile il ricorso alla voce narrante (che forse troppo spiega, ma siamo davanti ad un film totalmente fuori dagli schemi), espediente che tuttavia restituisce i momenti più intensi e toccanti.

Voto: 8

Gabriella Aguzzi