
La produzione italo-americana, diretta da Luca Guadagnino, potrebbe segnare un punto di svolta, ai danni del nostro regista, non per l'indiscussa qualità dell'opera, ma per il clamoroso insuccesso subito in sala.
Dei novanta milioni spesi durante la sua realizzazione, la pellicola ne ha incassati solo nove, e non c'è molto da sperare nello streaming, trattandosi di un prodotto inadatto al consumo di massa.
Eppure c'è qualità da vendere, in 'After the hunt', a partire dalla protagonista, Julia Roberts, che interpreta un'altezzosa, poco empatica insegnante di filosofia alla leggendaria università di Yale.
Qualcuno potrebbe storcere il naso fin dalle prime battute, trattandosi di un film assolutamente intellettuale, frequentato solo da intellettuali, nell'ambiente intellettuale per eccellenza.
E qui una piccola critica a Guadagnino, ovvero non è scritto da nessuna parte che i custodi del sapere debbano comportarsi come tali ogni singolo secondo della loro vita.
L'ex diva in Pretty Woman e donna tenace in 'Erin Brockovich' prende il nome di Alma, ossessionata dall'idea di conquistare la cattedra di filosofia etica all'interno della prestigiosa facoltà.
Suo intimo amico e rivale è Hank (Andrew Garfield), il quale mira alla stessa impresa e non nasconde la sua attrazione per la più anziana insegnante, nemmeno di fronte al marito psichiatra, Frederick Imhoff (Michael Stuhlbarg).
Spesso ospiti a casa Imhoff sono due fra i pochi studenti di Alma, Thomas e Maggie (Ayo Edebiri), il primo un ragazzo bianco affascinato dalle correnti nichiliste e critico verso la contemporaneità woke, la seconda una promettente ragazza nera di ottima famiglia, interessata alle tematiche del neo-umanesimo.
Non manca nemmeno Hank, alle sontuose cene preparate da Frederick, eterno secondo nel cuore della moglie, assai meno appagata dalla sua compagnia che da quella dell'estroverso collega.
Al termine di uno degli incontri mondani, Hank si offre di accompagnare a casa la pupilla Maggie. Fra i due c'è simpatia, forse un po' troppa e, il giorno successivo, la giovane si precipita dalla sua mentore per informarla, in lacrime, di essere stata molestata dal suddetto, il quale, ovviamente, nega con fermezza.
La conflittualità fra Hank e Maggie diventa feroce, ed Alma deve scegliere da che parte stare, anche se la fredda logica le imporrebbe l'imparzialità, dal momento che non era presente al presunto compiersi dell'abuso.
Se Maggie rappresenta le istanze progressiste della società americana, e quindi dell'occidente tutto, Alma non è così ostile al tradizionalismo, e il suo trascorso erotico con il possibile molestatore non la aiuta a prendere una posizione.
I due insegnanti sono altresì uniti da un odio malcelato per gli studenti, quasi tutti ricchi e con genitori pronti a sostenere economicamente l'istituto.
Si potrebbe obiettare che nascere agiati non è una colpa, all'interno di un sistema ultra liberista, e che le donazioni delle famiglie sono necessarie alla sussistenza della stessa Yale, la quale offre opportunità di carriera prestigiosissime a persone della media, piccola borghesia come Alma, Hank e alla psicologa della facoltà, Kim, interpretata da Chloë Sevigny, anch'ella ostile ai suoi pazienti e incline a rivelarne i segreti.
Deboli, viziati, incapaci di rapportarsi ad un mondo che non può essere plasmato sulle loro soggettive esigenze, intolleranti verso la prima difficoltà che si pari sul loro percorso.
Forse è vero, così come può essere vero che uno dei professori meno ligi alle regole abbia indebitamente profittato del suo ruolo per vantare diritti sessuali su una studentessa, e che la di lui amica del cuore sia titubante nel pronunciarsi in merito al caso solo per proteggerlo.
Hank, in effetti, ha tutte le caratteristiche di chi possa commettere un simile reato, specie dopo troppi bicchieri. E' istrionico, irrispettoso, si comporta da padrone in casa altrui e non è nuovo ai flirt con le allieve.
D'altro canto, Maggie è lo stereotipo della ragazza con la strada spianata. Arrogante, sicura di sé, ha le spalle ben protette dal padre ed è perfino la preferita di Alma.
Il suo punto debole? Ha scritto una tesi di laurea commettendo un evidente plagio.
Intanto, anche Alma si mette nei guai, falsificando una ricetta medica per ottenere un potente sedativo, del quale necessita a causa di un dolore cronico. Quando è proprio l'amica Kim a denunciarla, il discorso cattedra è da rimandare.
Maggie rincara la dose, scrivendo articoli sulla vulnerabilità delle donne di colore in un mondo controllato da uomini caucasici e menzionando la propria disavventura non dimostrabile.
Risultato: immediato licenziamento per Hank (e magari meritato), discreto successo giornalistico per Maggie.
Alma la affronta, ricordandole la sua delicata posizione. Una sola parola e il plagio dell'ormai ex prediletta distruggerebbe la tesi per cui si è tanto spesa. "Non tutto ha lo scopo di metterti a tuo agio", le sussurra, ed è fin troppo semplice, per Maggie, ricordare all'ambiziosa docente chi ci sia dietro l'enorme quanto oneroso prestigio dell'università: donazioni. Fondi privati che garantiscono lauti stipendi.
Non ci sono santi, nel mondo salottiero e grigio di Luca Guadagnino, solo colpevoli. Soltanto persone più o meno spregevoli che tentano di avere la meglio sulle altre, profittando dell'epoca storica, della propria posizione, del tessuto sociale. E tutti, nessuno escluso, sono concentrati unicamente sul loro obiettivo, dentro un contesto morale ridotto ai minimi termini.
Alma non condanna, ma nemmeno difende Hank, dato che il suo licenziamento la avvicina alla tanto agognata cattedra.
La stessa ha delle riserve a sbandierare il plagio di Maggie, la sua più brillante creatura accademica.
Maggie vive della luce riflessa di Alma, e non è così convinta di poterne fare a meno in futuro.
Il regista italiano cancella ogni traccia di armonia o senso di giustizia, nella sua opera, per lasciare il posto ad un torbido arrivismo, alla lotta di classe ed al conflitto generazionale.
L'America nella quale si muovono i protagonisti è piovosa, squallida, le inquadrature passano dai campi larghi a minacciosi primi piani, rendendo ansiogeno, per lo spettatore, il ritmo della narrazione.
Diventa secondario scoprire come siano andate davvero le cose fra Hank e Maggie, divisi pure dall'amore per Alma, alla quale mancherebbero molto i loro elogi.
"Non è possibile essere buoni in un mondo votato al male.". Lo afferma Alma, durante una delle sue desertiche lezioni, lo dobbiamo accettare noi, poiché questa è la filosofia di una grande impresa cinematografica, alla quale non tutto il pubblico vorrà appassionarsi.
Come scritto a inizio articolo, presumiamo che anche gli intellettuali, a volte, possano prendersi una pausa da loro stessi, e qui non lo fanno mai, il che rende i dialoghi artefatti, verbosi, e i personaggi dannatamente detestabili.
Questo voleva Guadagnino, questo ha sentenziato il fallimento economico di un film che merita elogi in tutto il resto, dalla messa in scena alla tematica di assoluta attualità, mentre la sceneggiatura brilla solo quando una regia poco eclettica non spinge ogni protagonista a farsi travolgere dal proprio ego immane.
Voto: 7,5
Carlo Baroni