Together

22/10/2025

di Michael Shank
con: Dave Franco, Allison Brie, Damon Harriman

Se non ve la sentiste di affrontare la ricerca del marciume organico e psicologico di Coraline Fargeat e del suo 'The Substance', se ricordaste ancora l'incrocio di fantasie erotiche extra coniugali di 'Eyes Wide Shut', e infine, se foste nostalgici delle girl band anni '90, allora potreste ritrovare molte delle vostre ossessioni in 'Together', di Michael Shank, sua opera prima, con Dave Franco, Allison Brie e Damon Harriman. Un body horror-softcore-comedy dalle evidenti pretese filosofiche, intellettuali e metaforiche ci mette di fronte ad una coppia di millenial, lei estroversa, sicura, di successo, lui adolescenziale trentacinquenne che sogna un futuro, o meglio una vecchiaia, da rock star. E' lei che ci prova, è lei che si dichiara, è lei che si inginocchia, è lei che gli chiede: 'Ci sposiamo?", è lui che risponde: 'Ma stai scherzando?'. Ed, in effetti, l'ansia della donna di convolare a giuste nozze pare un po' avventata, dato che nulla, sotto il cielo, sembra unirli, nemmeno il sesso, nemmeno i gusti musicali. Lei dichiara il proprio desiderio per un'intimità al cospetto dalla quale lui si sente intimorito. Lui sogna i miti dell'hard rock e del metal estremo, lei ascolta solo le Spice Girl. Per cementare il loro catastrofico rapporto, i nostri si avventurano nella natura selvaggia, alla ricerca di uno stimolo a caso. Non che abbia importanza. Dopotutto "Provare rancore per me non ti renderà meno perdente", pronuncia la femmina alfa in un incubo dell'annichilito chitarrista da bar. Accade ciò che accade, i protagonisti ne escono illesi ma, e lo scopriamo ben presto, qualcosa dell'accaduto li ha mutati per sempre. O, forse, quella gita dell'ultima spiaggia ha scelto per loro. Da ora, insieme, e per sempre. Ci sarebbe tanto da dire di questo unicum del sottogenere, tollerabile anche per i più deboli di stomaco. Dal mito dell'archetipo originario di Platone alla difficoltà di sopportare la propria incessante presenza sui social (e basterebbe doversi sopportare ogni giorno allo specchio), dalla necessità di esistere come soggetti singoli e autarchici all'attrazione fisica che sfocia nell'orrore per il corpo in quanto sostanza, dal fallimento di una generazione spaventata alla perdita di ogni ruolo, perfino subalterno, di un maschio pseudo-adulto scardinato dalle identità ancestrali (giuste o ingiuste che fossero). Si sorride, ci si spaventa nella norma, la pellicola non diventa mai antipatica a causa delle sue pretese colte, ed anzi, sconfina nel leggero e nel parodistico, con un ottimo Damon Harriman, ormai consolidato caratterista (fu il Charles Manson della fortunatissima serie Mind Hunter), efficace anche Alison Brie nei panni della donna sensibile, comprensiva e altrettanto dominante e autoritaria, mentre claudica parecchio Dave Franco. E' un peccato, perché sarebbe suo il personaggio emblematico, in un'era che fa del dubbio e della chiusura in se stessi la propria dimensione esistenziale. Ma è possibile rimanere distinti e singole unità nell'ideologia fluida, che rende il globalismo economico e la commistione di genere sia uno strumento mercificante che una dipendenza? Ci permettiamo il breve spoiler: no.

Voto: 6,5

Carlo Baroni