Il Filo del ricatto – Dead Man’s wire
23/02/2026
di Gus Van Sant
con: Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Cary Elwes, Myha'la, con Colman Domingo, Al Pacino

Siamo a Indianapolis nel 1977. Anthony “Tony” Kiritsis ha ottenuto un ingente prestito presso la Meridian Mortgage Company, diretta dal cinico M.L. Hall, per acquistare sette ettari di terreno sui quali far erigere un centro commerciale. Gli investitori però sono spariti, l’investimento di Tony non ha fruttato alcun guadagno e le rate del mutuo, appesantite dagli interessi, si sono rivelate impossibili da saldare.
In gravi difficoltà economiche e di fronte all’idea che la Meridian gli confischi il terreno, l’uomo si reca in sede con un fucile a canne mozze per risolvere il problema, ma non trova il presidente e allora prende in ostaggio Richard, figlio e socio in affari di Hall.
Tony è convinto che la Meridian abbia fatto desistere gli investitori dall’investire sul suo terreno, quindi vuole le scuse formali della società, un lauto risarcimento economico e non essere perseguito dalla legge. Il sequestro è seguito dalla polizia e dalla televisione.
Gus Van Sant torna sul grande schermo a oltre sette anni da Don’t Worry. La storia (incredibile ma) vera a cui si rifà gli permette di affrontare nuovamente due temi a lui molto cari, quello delle persone comuni che devono affrontare problemi più grandi di loro e quello della violenza insita nella storia di tutti i giorni.
Da un punto di vista puramente tecnico Il filo del ricatto è un accumulo di musiche, oggetti e costumi che fanno da buon documento d’epoca. Per quanto concerne l’intreccio, si parte a spron battuto e la vicenda è raccontata senza fronzoli: ogni scena è cruciale ai fini del racconto, tant’è che la tensione non cala mai. Sempre convinto che la narrazione super partes sia la migliore, Van Sant opta per un’esposizione fredda ma adeguata al fine principale del film; esso infatti non punta la lente d’ingrandimento sul mistero che divide le parti in causa (Tony è davvero stato boicottato dalla Meridian?) né tantomeno si preoccupa di risolverlo perché non è questo lo snodo cruciale della storia. Quanto di più significativo è vedere come, nella natura umana, il confine tra vittima e carnefice sia talmente sottile che, in questo caso, Tony e Richard rappresentano due poli tanto opposti quanto vicini, e risulta estremamente complicato decidere da che parte stare.
A proposito dei protagonisti, molto bene il cast, con Bill Skarsgård e Dacre Montgomery bravissimi nei ruoli dei due protagonisti; è però da segnalare un Al Pacino che pesca dai suoi Aldo Gucci e Jimmy Hoffa per rappresentare un M.L. Hall metà orgoglioso capofamiglia e metà indefesso uomo d’affari. Il leggendario attore recita per pochissimi minuti ma il suo magnetismo è sempre un valore aggiunto.
Voto: 7
Matteo Tommasi