The Embers

18/04/2025

di Chung Mong-hong
con: Chang Chen, Mo Tzu-yi, Tiffany Ann Hsu, Chin Shih-chieh

Un omicidio su commissione, nella colorata confusione del mercato di Taiwan. Una squadra di investigatori giovani e determinati. Un filo rosso che si allunga per cinquant’anni dal passato drammatico del terrore Bianco, al presente immemore di quelle storie: dovunque conduca la pista, il detective Chang Chen non molla, scavalcando le barriere sociali e le convenzioni pur di mettere le mani sul mandante. 

Quello che fa la differenza è il tono, lo stile, le coloriture, le sfumature, le caratterizzazioni insomma: per questo The Embers (Le braci), presentato al 22° Asian Film Festival di Roma, è un film riuscito, intrigante e coinvolgente, capace di muoversi su due piani narrativi, presente e passato.

Settimo film di Chung Mong-hong, The Embers è una vera crime-story, basata sui dialoghi, agili e pungenti, con la giusta dose di azione e un plot che dal presente trova le radici nel passato drammatico della prima Taiwan.

Da una parte la memoria personale (prima che storica) del Terrore Bianco, il periodo più nero (sic) del separatismo e indipendentismo Taiwanese, con il suo carico di dolore, tradimenti, disumanizzazione. La resa è drammatizzata dall’uso di un bianco e nero 4:5, da album fotografico, uno scomodo albumi di famiglia del regime. Qui colpisce forte, a man salva, la scena dell’identificazione dei cadaveri delle vittime della Polizia Politica, con tanto di pala per rivoltare le salme.

Dall’altra il presente, convulso, avvolgente, intrecciato dalle dinamiche tra capitano, tenente e sottoposti del distretto di Polizia, coinvolti in una catena di omicidi apparentemente causali che in realtà affondano proprio in quel passato, in una lunga, paziente scia di vendette accuratamente calcolate, più un viaggio – un ritorno - in quelle memorie, piuttosto che la serialità omicida in sé e per sé.

Sono le braci del titolo, quelle che bruciano senza fiamma, ad alimentare la storia. Altre braci poi, si ravvivano strada facendo, portando gradualmente il protagonista, il detective Chang Chen, ad avvicinarsi alla giovane Hsu. All’inizio inconsapevole pezzo del puzzle che Chang cerca ostinatamente di ricomporre, Hsu lo porterà prima alla soluzione del caso, e poi – forse – a riconsiderare la propria vita, aprendosi alla possibilità di un nuovo amore.

Insomma, in un’ora e quarantadue minuti c’è proprio tutto: crime, giallo, azione, memoria storica e buoni sentimenti. Ma è un mélange che tiene, grazie ad uno stile asciutto, quasi ruvido, con zero indulgenza sugli stereotipi e una capacità di realismo che – se a tratti sconcerta – riesce però a portarci alla scienza finale, che sublima i due lati della storia con un brivido di malinconia.

Voto: 8,5

Davide Benedetto