Saint Maud

21/10/2025

di Rose Glass
con: Morfydd Clark, Jennifer Ehle

Siamo di fronte all'horror del decennio? Non ci distaccheremmo troppo dal vero, se rispondessimo affermativamente. 

Film sfortunatissimo, poiché uscito in sala poco prima della pandemia di Covid, dunque subito ritirato, poi ricomparso cinque anni dopo, ma solo per l'home video.

Abbiamo una pellicola al femminile, con un cast abbastanza anonimo sulla carta, ma che ci ha letteralmente sbalorditi, soprattutto per la grandiosa interpretazione dell'attrice irlandese Morfydd Clark, nei panni di Maud, una giovane infermiera dagli ambigui trascorsi e poi votatasi ad un fervente sentimento religioso. 

A farle da contraltare, una celebre ed estroversa ex ballerina di nome Amanda (Jennifer Ehle), ormai costretta alla sedia a rotelle per un cancro al midollo spinale, chiusa nella sua villa tanto lussuosa quanto tetra e concentrata nell'investire tutto il tempo che le rimane in vizi e feste licenziose. 

Sacro e profano, tuttavia, nella pellicola della Glass, sono assai più vicini di quanto si creda. 

Nel suo anelito verso la sacralizzazione del proprio io, Maud si ritrova non solo coinvolta in egomaniaci atti di autoflagellazione, ma anche a desiderare un rapporto col divino che sconfini nel carnale e in un blasfemo infantilismo erotico. 

Amanda e la timida infermiera devono fare i conti con la loro totale assenza di spiritualità. 

Se la prima accetta la malattia per gettarsi freneticamente in ogni sorta di piacere terreno, la seconda confonde il piano materiale con quello metafisico, parlando a un dio che Dio non è, oltrepassando in modo oltraggioso una celata arroganza e, infine, sprofondando in un vortice di psicosi tale da indurle allucinazioni e prospettive distorte.

Maud e Amanda sono entrambe creature perdute, in questo microcosmo di sensi e dannazione, governato da un Creatore che si rivela solo nelle visioni patologiche della protagonista. 

La verità cade come un lampo, e abbaglia nell'ultimo istante esatto dell'opera. 

Lo spettatore non abbraccia nulla dei godimenti di Amanda, costretto ad osservare le vicende traverso lo sguardo disturbato di chi, sublimando il peccato di superbia, tenta di redimerla, non ritenendo degno il semplice compito di lenirne i dolori fisici. 

E' uno scrutare buio e impietoso, quello di Maud, che culmina nella demonizzazione dell'ormai moribonda ballerina. 

Rose Glas ci regala un lavoro straordinario, un horror davvero insolito che ben più avrebbe meritato, in termini di resa al botteghino, se solo non fosse giunto nel momento meno propizio per le nuove uscite del 2019.

Non ce la sentiamo di suggerirlo agli amanti di una narrazione di genere più classica e dinamica, mentre lo raccomandiamo ad un pubblico riflessivo e rivolto alle suggestioni e all'angoscia, prima che alla paura.

Voto: 9

Carlo Baroni