
La morte, la mutazione che, nella morte, è disfacimento, è il body horror più estremo e, speriamo di no, forse ultimo film di David Cronenberg. E' anche il limite assoluto del voyeurismo. In un mondo popolato da gente che scrolla e ricerca qualcosa che catturi l'attenzione, 'Non è più il tempo in cui guardare', ci rivela tale Karsh e basta, un miliardario devastato dalla scomparsa della moglie, che inventa una speciale tecnologia per rimanere sempre connessi con il corpo dei defunti, così da assistere, in tempo reale, alla loro decomposizione. Una notte, il cadavere già putrefatto della signora Karsh viene trafugato da alcuni razziatori. Il magnate della necrofilia si mette sulle loro tracce.
Ci troviamo di fronte alla summa di tutto il pensiero cronenberghiano e, come detto, probabilmente alla sua opera finale, stando alle dichiarazioni dello stesso. Non manca nulla, in questo thriller lugubre e disperante, della poetica del geniale regista statunitense, che si è concesso una sola deformità unicamente mentale, in 'Spider', con Ralph Fiennes.
'Schrouds' non indugia tanto sullo splatter quanto sul senso di perdita e di sconfitta di fronte alla padrona dei padroni, colei che veste un mantello nero e regge una falce. Nemmeno i miliardi del protagonista, nemmeno la sua patologica ossessione di vivere fino all'ultima cellula con la sua amata possono fermarla. Né la morte né il destino avverso, perché i poveri resti della trapassata vengono sottratti dal suo monitor con la più facile delle violenze, quella ai danni di materia organica spenta.
Vincent Cassel veste come Cronenberg nella realtà, si atteggia e parla come lui, lo porta dentro la pellicola. E' un addio, da parte dell'autore de 'La Mosca'? E' il tentativo di esorcizzare una triste quanto inevitabile preveggenza?
Per ora, ci lascia così, con la sua opera più scioccante e intimista e con la volontà di confondere il degrado fisico e quello mentale in un solo amalgama di marciume e ineluttabilità.
Voto: 7
Carlo Baroni