Divisionismo. La Rivoluzione della Luce

06/03/2020

La rivoluzione della Luce è l’elemento che più contraddistingue il Divisionismo e tale è il titolo della bella Mostra allestita fino al 5 aprile al Castello Visconteo Sforzesco di Novara incentrata sul Divisionismo lombardo-piemontese.
Il fenomeno artistico, nato al finire dell’Ottocento e caratterizzato dalla separazione dei colori in singoli punti o linee che interagiscono fra di loro in senso ottico, eredita dal Pointillisme francese tale tecnica che ha rivoluzionato il concetto di colore (alla dovuta distanza l’occhio dello spettatore può ricomporre le pennellate, percependo una maggior luminosità nel dipinto), e dalla Scapigliatura l'interesse antiaccademico che contrasta l'arte consacrata dalla tradizione, e l’intimismo dell’interpretazione. Non può essere definito un movimento pittorico perché gli artisti che usarono questa tecnica pittorica non scrissero mai un manifesto artistico, ma nell’esposizione ben risultano non solo i tratti comuni ma gli umori che caratterizzarono l’opera di questi artisti. Si affacciano tematiche sociali, che nella Mostra novarese riscontriamo nel dipinto di Giovanni Sottocornola Fuori di Porta (Le Sorelle), in Riflessioni di un affamato di Emilio Longoni (del quale possiamo ammirare nelle stesse sale anche i bellissimi Ragazzina col Gatto e Il Libro Azzurro), dove si coglie negli sguardi l’invidia per i più abbienti e soprattutto nei quadri di Angelo Morbelli, il pittore delle solitudini e della vecchiaia, ma che regala anche i più sereni La Partita a bocce e Alba Domenicale.

La Mostra si apre con un Prologo, una sala che raccoglie i principali esponenti del Divisionismo quando ancora non si erano accostati a questa tecnica pittorica che si rivelerà nel 1891, anno che sancisce la nascita ufficiale del Divisionismo, come vedremo nella sala successiva. Dunque in apertura possiamo ammirare Le Fumatrici di Hashish di Previati, Le Capinere di Longoni e Dopo il temporale di Segantini, prima di immergerci nel viaggio attraverso il Divisionismo e le sue sfaccettature. La pittura sociale, di cui abbiamo parlato, il paesaggio, immerso in una sua luminosità nuova e potente, il sogno e il simbolo. In All’Ovile di Giovanni Segantini, realizzato sopra un primo abbozzo delle Due Madri, vediamo quella luce della lanterna e quella tenerezza degli affetti che tanto caratterizzano la sua pittura.  In Sul Fienile di Pellizza da Volpedo vediamo di sfondo quel paesaggio che lo emozionò nell’infanzia come il pittore stesso raccontò e in primo piano una scena dolente che al panorama circostante dà anima.

Il colore della neve è il titolo della sezione che è il vero tripudio della Mostra, con le sue infinite sfumature di luce sul bianco della neve. Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo, Fornara dipingono la luminosità della neve rivelandone l’intensa bellezza, come Vespero d’Inverno di Fornara in cui tutto volge a far avvertire, in modo palpabile, la serenità del disgelo.
Con il Nuovo Secolo il Divisionismo muta e gli eredi dei grandi Maestri ne difendono l’essenza fino al sorgere delle avanguardie. Simbolo e Paesaggio si alternano, come si può vedere nell’accostamento dei due quadri di Longoni Sorriso del Lago e Primavera della Vita. In quest’ultima sala spiccano Primi Raggi di Matteo Olivero, Scoglio a Bordighera di Filiberto Minozzi e Sole e Brina di Plinio Nomellini. Il suo Baci di Sole è un inno alla gioia di vivere. Con lo stesso biglietto della Mostra si può accedere alla Galleria Giannoni, dove di Nomellini sono esposti due splendidi dipinti sullo sbarco garibaldino. Maternità di Gaetano Previati è invece ammirabile gratuitamente al pian terreno del Castello.

Gabriella Aguzzi