My name is Orson Welles
25/09/2026

Intitolare la nostra rivista Quarto Potere è stato il nostro omaggio a Orson Welles e a quel capolavoro assoluto della storia del Cinema. Non sempre però, in vita, il genio di Orson Welles ebbe l’adeguato riconoscimento, la sua carriera è anzi un continuo contrasto con le produzioni, costellata di grandi progetti incompiuti e mancati, film mutilati e sogni osteggiati che si alternano alle meraviglie che ci ha donato. Ben ce lo racconta, con dovizia di particolari, la spettacolare Mostra allestita al Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Snodandosi lungo la spettacolare rampa del Museo all’interno della Mole Antonelliana, in un caleidoscopio di immagini, la Mostra ripercorre la vita di Orson Welles da quando si rivelò da subito quale enfant prodige, la gaudente giovinezza in Spagna, il ritorno a New York dove 21enne stupì il pubblico teatrale con un Macbeth Voodoo interpretato solo da attori afroamericani. La seconda sezione della Mostra è tutta dedicata al suo capolavoro Quarto Potere, dopo il sogno incompiuto di Cuore di Tenebra in cui avrebbe dovuto interpretare sia Kurtz che la voce narrante di Marlowe (progetto naufragato tanto per le metaforiche accuse al nascente nazismo e al colonialismo quanto per le costose ambizioni). Eppure lo stesso Quarto Potere, che ruppe prorompente con ogni tradizione narrativa, fu inizialmente criticato e ostacolato, in primis da Hearst che vi si vedeva ritratto (ma, sottolinea la Mostra, Welles aveva dato al suo Citizen Kane anche dei tratti autobiografici).

Si prosegue poi esaminando i vari aspetti di un artista dai sogni grandiosi, l’immaginazione sfrenata, l’inventiva straordinaria, la magia dell’immagine e la continua lotta con produzioni cieche che mutilarono film come L’Orgoglio degli Amberson (di cui rimane tuttavia l’amarezza di vite stroncate da un malinteso e di un mondo che cambia). Il suo amore per la cultura europea (Shakespeare, Conrad, Cervantes, Rostand – quanto sarebbe stato grande il suo Cyrano, altro progetto frenato – Kafka che pur lontano dal suo immaginario gli fu materia per Il Processo). La vita parallela di attore (indimenticabile il suo Harry Lime in Il Terzo Uomo) che gli consentiva di finanziarsi i progetti registici. Il noir da La Signora di Shanghai, con la stupefacente sequenza degli specchi qui proiettata e rimandata sugli schermi e le pareti del Museo e una Rita Hayworth senza chiome rosse ma trasformata in un’algida bionda dark lady, al grandioso L’Infernale Quinlan. E Shakespeare, che occupa un’intera sezione della Mostra, dal Macbeth fangoso e primitivo, all’Othello visionario fino al monumentale Falstaff.

Il racconto per immagini si arricchisce di pezzi pregiati, quali locandine originali, sceneggiature con annotazioni manoscritte, le tavole disegnate e colorate da Guido Crepax dedicate a La Storia Immortale. Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l'esposizione conta più di 400 pezzi, alcuni mai esposti prima d’ora, provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema. Particolarmente accurati anche i filmati che mostrano le citazioni cinematografiche che il mondo di Welles ha ispirato: Misterioso Omicidio a Manhattan, I Soprano, Effetto Notte e molti altri ancora, nonché la divertente striscia dei Peanuts su Rosebud. Visitabile fino al 5 ottobre ma alcuni dei pannelli entreranno a far parte del percorso di visita dedicato all’esposizione permanente.
Gabriella Aguzzi