Califfato

01/12/2020

Parlare di Islam è sempre cosa delicata a causa delle varie sfaccettature che lo contraddistinguono e che fanno di esso un credo difficile da interpretare. Ci sono poi nazioni come nel Nord Europa dove, nonostante la presenza massiccia di musulmani anche di seconda generazione, la religione tende ad essere marginalizzata, a non influenzare la società, contesti scolastici e pubblici.
Tali concetti vengono riassunti nella serie Netflix, piattaforma che sta cercando di espandere i propri orizzonti verso un tipo di televisione ben più artistici ed innovativi rispetto ai canoni tradizionali.
Tra queste Califfato, dove ad essere protagoniste sono cinque donne e che cerca di spiegarci, seppur in maniera superficiale, le dinamiche della religione.

Siamo nel 2015 e la storia si dipana tra l’algida Stoccolma e la fin troppo “calda” Raqqa (Capitale del Califfato in Siria). Ma anche fra quartieri dormitorio che sembrano non offrire una speranza e le macerie della città siriana.

Città così diverse ma anche tremendamente simili in questa storia dove si incrociano terrorismo, ipotesi di attentati e criminali di ogni specie.
È l’anno in cui l’Isis sembra avere raggiunto l’apice della sua potenza e notorietà e sulla linea ipotetica che coinvolge queste città si svolgono le due storie che caratterizzano la serie.

La prima parte vede protagonista Ibbe, detto “il viaggiatore”, inviato in Svezia per fare opera di proselitismo ed organizzare tre attacchi da compiersi contemporaneamente.
La narrazione si compie sulla scia dell’integrazione, del dialogo e del confronto religioso cui non sembra esserci spazio nel Paese scandinavo che tenta con leggi e comportamenti di non mescolare le due sfere.
È per questo che, affascinate da Ibbe, Sulle, la sorella e Karima cercano di seguirne le orme dapprima in modo discreto, successivamente con una manifestazione del proprio credo sfacciata.
In tal modo si illudono, in base ad una visione errata che gli è stata raccontata, di essere donne e di vivere la propria femminilità alla luce del sole e secondo i precetti senza doversi nascondere. Per questo accettano di tornare ad Al Raqqa. Qui, intercettate dalla polizia svedese si infrange il loro sogno di una vita diversa.

La seconda storia concerne la poliziotta svedese Fatima che con lo pseudonimo di Eva tenta di convincere Pervin, moglie di un componente della cellula che sta organizzando gli attentati, a fornirle informazioni in cambio di un immediato trasferimento in Svezia.
Non è facile ma Pervin riesce a comunicare alla polizia mediante un telefono regalatole da un’amica prima di morire, tutti i movimenti dell’ISIS, con l’obiettivo di impedire l’attacco terroristico. In cambio, i servizi segreti svedesi riusciranno a liberare la donna dalla stretta del terrorismo islamico.

Califfato, dunque, è una nuova serie TV thriller- crime, tratto da una storia vera e raccontato attraverso gli occhi di donne islamiche. Alcune di esse ambiscono a tornare nel terrore del Medioriente, funestato da guerre intestine anche agli stesi gruppo terroristici e dove vige la Shari’a, la legge islamica.
Altre, come Pervin, farebbero di tutto per ricominciare a vivere lontano da lacrime e sangue una vita normale.
   
La regia e la fotografia sono abbastanza esaltanti in quanto riescono a evidenziare alcuni dettagli piuttosto cruenti e altri che, per certi versi, potrebbero sembrare come proibitivi allo sguardo. La pecca maggiore è quella di non aver approfondito meglio, palesemente, i motivi ed i contorni della storia di queste donne. Ciò avrebbe consentito sicuramente una maggior comprensione dei fatti e dei protagonisti, comunque all’altezza della situazione.

Anche la questione islamica viene approfondita in maniera superficiale e ci si limita a raccontare i fatti e ad evitare critiche; informare senza troppo impegno e intrattenere, senza sfociare in strade critiche. Altra pecca di una serie comunque brillante che tiene lo spettatore sempre in continua tensione come nella tradizione dei migliori thriller.

Nuccio Franco