Il filo di mezzogiorno

05/06/2021

Goliarda Sapienza nel suo romanzo autobiografico racconta con una scrittura lirica e al tempo stesso lucidissima  il recupero della memoria e della consapevolezza attraverso una serie di incontri con lo psicanalista, ogni giorno a mezzogiorno. Ippolita di Majo lo adatta per il Teatro e Donatella Finocchiaro ne offre un’interpretazione straordinaria. In scena al Parenti fino al 6 giugno con la regia di Mario Martone “Il Filo di Mezzogiorno” mette in scena attraverso 20 quadri il percorso terapeutico e il processo di ritorno alla vita di Goliarda dopo il tentato suicidio e la serie di elettroshock. Dallo spaesamento iniziale nel quale confonde tempo, luoghi, persone e ricordi, si intersecano emozioni e diversi piani narrativi, e la follia si attenua attraverso l’analisi rivelando come in uno specchio ribaltato la vulnerabilità dell’analista man mano che il quadro acquista lucidità. A questo scopo la scenografia presenta la casa di Goliarda divisa in due in modo perfettamente speculare, mentre al proscenio vi è un’altra zona vuota, oscura, onirica e solitaria che è quella della regressione, il mondo interiore di Goliarda. Due fragilità a confronto che si contagiano e prendono vita nelle interpretazioni di Donatella Finocchiaro - magnifica, potente, aggressiva e spaurita, agitata e dolente in ogni movimento del corpo, oscillante nel mare discontinuo dei ricordi – e Roberto De Francesco, suo costante contraltare.

Gabriella Aguzzi