Il Misantropo

23/11/2023

Modernizzare un testo? Non ce ne è affatto bisogno se questo è già moderno. La bellissima regia di Andrée Ruth Shammah per Il Misantropo - testo fortemente voluto da Luca Micheletti, protagonista nei panni di Alceste, per celebrare i 50 anni del Teatro Parenti – sobria e al tempo stesso elegante, lascia parlare Molière. Una commedia tragica che critica, ridicolizza e non risparmia i costumi di un’epoca i cui difetti si riscontrano ancora oggi e che sembra scritta in questo nostro tempo: “un classico del Novecento scritto tre secoli fa” lo definiva Cesare Garboli. E la traduzione di Valerio Magrelli in versi settenari incrociati scorre sciolta e naturale nella recitazione di un cast in stato di grazia che non ha nulla di pomposo. Correte a vederlo al Parenti: è ancora in scena in Sala Grande fino al 3 dicembre.

La critica graffiante alla ricerca di consensi di questo dramma nascosto sotto la superficie comica e tra i più feroci di Molière non assomiglia forse alla disperata corsa ai like che contraddistingue la nostra società, non così diversa in fondo dalla società barocca che Molière mette impietosamente alla berlina? In un mondo incipriato di parrucche e belletti si erge Alceste che si rifiuta di compiacere e dice la verità ad ogni costo. Il prezzo è quello di una solitudine rancorosa: Alceste è vittima del suo stesso sdegno, del suo rigore assoluto, il suo rifiuto all’ipocrisia si risolve in un ostinato odio per il mondo, il suo amore per la civettuola Célimène è malato, ossessione di possesso esclusivo. E’ un uomo che soffre per le ferite che si autoinfligge e in cui Molière riflette la sua stessa amarezza e delusione, ridicolizzandola. La messa in scena della Shammah lo veste di nero, circondandolo di tinte pastello, dove ogni altro ciarliero personaggio veste un diverso colore sgargiante e lui rimane isolato e cupo facendo del proprio disagio una filosofia. 

Luca Micheletti, eclettico personaggio che si divide tra Prosa e Lirica, attore e baritono, è uno splendido Alceste, la giovane e bravissima Marina Occhionero una Célimène frivola e leggiadra e Corrado D’Elia un divertentissimo e vanesio Oronte.

Tutti da applauso.

Gabriella Aguzzi