La Maria Brasca

14/06/2024

E’ tornata sul palcoscenico del Parenti, in replica e dopo una fortunata tournée, La Maria Brasca, nella messinscena di Andrée Ruth Shammah per omaggiare i 100 anni di Testori e i 50 del Teatro Parenti. Ultimi giorni per non perdersi questo spettacolo vitale, emozionante, milanesissimo e con una spettacolare prova di interpreti. 

Protagonista è una donna tutta fuoco e passione, che non si arrende né alle convenzioni né alle miserie della vita, che sfida gli scandali e le convenzioni e lotta come una tigre per quello che ama, anche se vuol dire “finire sulla bocca di tutti”. La Maria Brasca è vitale e vincente e, per dirla con le parole di Franca Valeri che è stata la sua prima interprete, “un’operaia avida di vita fino al fanatismo”. Trent’anni dopo la “Prima” con la Valeri il testimone passò ad Adriana Asti nell’allestimento di Andrée Ruth Shammah. Franca Valeri era a vederla in platea e la Asti si rivolgeva a lei nel monologo con l’amica e confidente Giuseppa. Dopo altri trent’anni la Shammah riporta in scena lo spettacolo e ad interpretare la Maria Brasca questa volta è una straordinaria Marina Rocco. Ma è ancora la voce di Adriana Asti ad aprire la rappresentazione con la canzone “Quella cosa in Lombardia”.

E siamo subito immersi in una Milano di periferia, sedie di cinema, foglie morte, muri di mattoni. E’ la Milano del Fabbricone e della Vialba, protagonista di tante opere di Testori, e la bella scenografia di Gianmaurizio Fercioni si alterna su due piani, la strada dove la Maria Brasca corre dal suo amato Romeo, bello, giovane, scioperato e un po’ mascalzone, e la casa dove abita con la sorella e il cognato, una misera abitazione inizio Anni Sessanta perfettamente ricostruita, che trema tutta ad ogni passar dei treni, quel mondo di povera gente da cui la Maria vuole ostinatamente fuggire.

La regia rievoca quel mondo sessant’anni fa e la vicenda, vista oggi, ha quel tocco in più, quel sapore di ricordi lontani e di Milano perduta, portata dalle canzoni alla radio, i 24.000 baci urlati in strada sulla canna della bicicletta.

Nei Segreti di Milano di Testori – le raccolte di racconti Il Ponte della Ghisolfa e La Gilda del MacMahon, il romanzo Il Fabbricone e le opere teatrali La Maria Brasca e l’Arialda – i personaggi tornano e si riaffacciano. Così scopriamo che il Romeo è anche il Camisasca, che appare, così come il Luciano, nel racconto Sotto la Pergola, ciclista della Vigor, e infatti lo vediamo lustrarsi di continuo la sua bicicletta. Nomi, luoghi si ripetono come Testori amava fare, da un episodio all’altro. 

Ma il vero fulcro della storia, ancor più dell’amore sfacciato con un ragazzo più giovane – altro tema caro a Testori – è il rapporto tra le due sorelle. Tanto Maria è rabbiosamente scatenata, ribelle e battagliera indomita, tanto da correre a fare una scenata alla rivale, per opposto Enrica è sciatta, rassegnata, accetta le corna del marito e non ha voglia alcuna di lottare. Contrasto evidenziato dall’interpretazione delle due attrici. Marina Rocco gestisce frenetica in continuazione, infila e sfila i vestiti, urla e ride, tutta passionalità. Mariella Valentini è pacata e dimessa, è una donna stanca che non cerca più di essere bella. Raramente si è visto in scena un quartetto di attori così affiatato e naturale (lo completano Luca Sandri nel ruolo del cognato e Filippo Lai in quello di Romeo) e la calata milanese è assolutamente piacevole da ascoltare. Un equilibrio perfetto ed un oscillare continuo tra intensità drammatica e leggerezza.

C’era un quinto personaggio, la Giuseppa, ma la scelta registica della Shammah è di far urlare la rabbia e la gioia della Maria Brasca al pubblico, proprio come aveva fatto con Adriana Asti, a sottolineare la continuità del personaggio nel succedersi degli anni.

Gabriella Aguzzi