
C’è un momento nella vita di un’adolescente, in cui l’amicizia smette di essere solo condivisione e diventa identità, uno scudo contro il mondo. Ma cosa succede quando quel mondo irrompe con la violenza più intima? È questa la domanda attorno a cui ruota Sad Girlz (tit. or. Chicas Tristes, USA, 2025, 100', prodotto dal collettivo Colmena in coproduzione con la Spagna), l’intenso coming-of-age scritto e diretto dalla regista messicana Fernanda Tovar, al primo lungometraggio, applaudito al Giffoni Film Festival, in concorso nella categoria Generazione +15, dopo il fortunato passaggio all'ultima Berlinale dove ha vinto l'Orso di Cristallo e il Gran Premio della Giuria Internazionale nella sezione Generation 14plus. Già nota per il suo lavoro come direttrice creativa per la piattaforma latinoamericana Cultura Colectiva, Tovar firma un’opera complessa e dolorosa, che scava nei temi del trauma, della giustizia sociale e della sorellanza.
L'abbiamo incontrata per farci raccontare la genesi del film, tra equoree metafore visive e la necessità di un realismo senza sconti con un finale ancora più aderente alla realtà messicana. Al centro del film c'è il legame tra le protagoniste, Paula e Maestra (Rocío Guzmán e Darana Álvarez), un rapporto amicale stretto specchio di un'età di passaggio: "L’amicizia femminile a quell’età è fortemente identitaria, ma anche molto conflittuale", spiega Fernanda Tovar. "Volevo esplorare la prospettiva dell'amicizia attraverso i loro giochi, senza ricreare una relazione basata su un passato comune precostituito. Volevo che fossero libere, generose... che provassero a volare insieme".
Visivamente, il film compie un viaggio emotivo anche attraverso gli spazi: se all'inizio dominano le scene esterne, piene di luce e di orizzonti, per fare comprendere il mondo delle relazioni delle protagoniste, pian piano la narrazione si stringe in scene di profondo isolamento, dove il trauma si fa spazio chiuso. In questo viaggio, l'acqua gioca un ruolo chiave, quasi magico: "L'acqua è un elemento importantissimo per i personaggi e per il modo in cui stanno insieme. Rappresenta una forma di liberazione nel film. Con il direttore della fotografia abbiamo lavorato molto sulle riprese subacquee, usando la stessa macchina da presa sia dentro che fuori dalla piscina, cercando una continuità visiva che fosse profondamente operativa per il racconto".
La scelta realista in Sad Girlz non cerca scorciatoie emotive neppure nel finale: la competizione mette faccia a faccia la vittima e il suo violentatore. Una scelta drammaturgica complessa, che Tovar ha voluto ancorare alla realtà del suo Paese d'origine: "È stato difficile scrivere il finale. In Messico il 90% delle violenze non viene denunciato. La via d'uscita più semplice sarebbe stata lasciar andare via i sogni, arrendersi. Ma noi abbiamo voluto affrontare la realtà: l'obiettivo era rendere la storia realistica, mostrare che è possibile andare avanti. Il processo di consapevolezza delle protagoniste su quanto era successo è stato costruito passo dopo passo".
In un’epoca dominata dall'intelligenza artificiale, Sad Girlz lancia anche una provocazione filosofica e generazionale, simboleggiata da una domanda che la Maestra pone nel film: Cos'è uno stupro? Un quesito a cui la tecnologia non può dare una risposta reale. Spiega la regista: "L'intelligenza artificiale è fredda, ChatGPT non può rimpiazzarci in questo. Non sa cosa sia davvero il dolore umano. Oggi la sfida per le nuove generazioni è capire cosa ci rende umani. Quello che mi interessa approfondire come regista, anche nelle storie che sto scrivendo adesso, sono le connessioni reali. Oggi le conversazioni dei ragazzi sono fatte di emoticon, ma sotto c'è un bisogno disperato di parlarsi davvero".
Dopo il Festival di Berlino, il viaggio di Sad Girlz continua a toccare corde universali, dimostrando come la sofferenza e la forza delle ragazze messicane parlino a livello globale. A Giffoni l'accoglienza è stata calorosa e l'impatto sul giovane pubblico immediato: "La cosa più straordinaria - continua Tovar - è vedere come questo tema sia universale, come le ragazze di tutto il mondo vivano le stesse sfide. Questo è un festival fantastico, i ragazzi hanno applaudito moltissimo durante la proiezione, è un pubblico che ama essere stimolato, anche con storie dure". Il film è attualmente alla ricerca di una distribuzione italiana che possa portarlo nelle sale, dove già è passato in altri Stati europei. Nel frattempo, Fernanda Tovar guarda avanti: "Sto iniziando a scrivere un film differente, con un'altra età protagonista e una nuova sfida, ambientato a Città del Messico". In attesa di vederlo sul grande schermo, Sad Girlz resta impresso come un film di denuncia trattata con delicatezza, un'opera che non fa sconti, ma che lascia accesa la luce della solidarietà femminile nella gioia di quella giovinezza impegnata nella ricerca di sé.