Sorry We Missed You: la parola a Ken Loach

08/01/2020

Come sarà il futuro? Di certo avrà i contenuti di una pistola informatica e di una strenna digitale alla Mago Merlino, “zippata” di sconvolgenti algoritmi e applicativi operanti sui Big-Data. Tra qualche anno, l'AI (Artificial Intelligence) simulerà bots umanoidi sempre più indistinguibili dalle persone vere, per tentare così di sostituire il cervello umano grazie ai suoi mille artifizi e prodigi digitali o quantistici oggi impensabili. In questo Medio Evo immanente e prossimo venturo del buio della Ragione, Ken Loach nel suo ultimo film (abbastanza sconvolgente) “Sorry We missed You” racconta come funzioni il lavoro a cottimo contemporaneo senza più tutele sindacali e di welfare, concepito sul modello dei “riders” in bicicletta che portano a domicilio le ordinazioni dal ristorante. In questo caso, l’universo degli sfruttati è rappresentato dal mondo magnificato (nel senso di ingigantito) dei padroncini e degli autisti privati alla guida delle flotte di capienti furgoni che consegnano a domicilio i pacchi delle altre grandi Major del circuito globale della distribuzione. Gente che, come il protagonista Ricky Turner (Kris Hitchen) senza saperlo si muove come formiche nei cunicoli delle strade urbane ed extraurbane, suonando impaziente ai citofoni degli alveari e dei quartieri residenziali di lusso delle metropoli, mentre tutto intorno a loro ogni giorno che passa si moltiplicano le chiusure definitive dei piccoli commerci cittadini,  con la conseguente, progressiva scomparsa di milioni di addetti e di altrettanti posti di lavoro.

Il “Pacco” diventa in questo contesto il vero oggetto di culto del nuovo merchandising che fa schiavi trasportatori e magazzinieri, con massicci e muscolosi negrieri come Gavin Maloney (Ross Brewster è perfetto nella parte!) che gestiscono i sub appalti da spietati e senza un residuo di umanità. Sei stato aggredito e rapinato, finendo all'ospedale con le costole rotte? Allora, salvo i preziosi pacchi assicurati, il resto dei danni li paghi tu: migliaia di sterline per la pistola informatica distrutta dai rapinatori; centinaia di sterline per ogni giorno di assenza dal lavoro, in quanto l'appaltatore dovrà trovarti un sostituto che, giustamente, sarà messo a tuo carico! La “pistola” digitale, croce e delizia delle armi improprie di ultima generazione, diventa così lo strumento privilegiato e pervasivo del vero Grande Fratello planetario, in grado di tracciare il percorso, istante per istante, del package etichettato univocamente dal suo codice a barre ricostruendo orari esatti di spostamenti e consegne, identità e profili dei percettori del pacco o dei loro delegati. I ritmi degli autisti, come il protagonista del film, Ricky Turner (Kris Hitchen) sono stremanti: non c’è tempo per pisciare se non in corsa, utilizzando una normale bottiglia vuota di plastica. L'unico momento di consolazione accade quando il cliente del pacco e il consegnatario si trovano a parlare della comune, contrapposta passione per le loro squadre di calcio. Di qua l’alienazione, il lavoro massacrante per ripagare i debiti, di là una famiglia quasi normale.

Abbie (Debbie Honeywood), l'eroica moglie del protagonista, è la madre dei loro due figli: una deliziosa ragazzina dodicenne Lisa Jane (Katie Proctor) e suo fratello liceale, Seb (Rhys Stone). Ed è lei, Abbie, la figura umanissima e speciale per cui ogni vecchio è degno di essere trattato come se fosse suo padre o sua madre. Lei che come badante si uccide di lavoro precario ancora più di lui, prendendo mezzi pubblici e facendo molte ore di straordinario per assistere a cottimo sempre più persone anziane non autosufficienti e disabili, da lavare, vestire, pulire dai loro escrementi, accudire e ascoltare con santa pazienza, perché poi l'Angelo Vendicatore di queste nostre società iper-urbanizzate e ultra alienate è la terribile Dea Solitudine. Inconsciamente, è proprio il figlio maschio, writer graffitaro di nessuna cultura umanistica e privo di gusto artistico, a ribellarsi come può al regime duro della scuola e della società che privilegia il censo e il ceto, abbandonando spesso i disadattati come lui agli abusi di famiglie povere e violente, in cui il maschio adulto di casa sfoga le sue frustrazioni sui congiunti a lui più vicini. Così, Ricky e Abbie sono costretti a perdere molti soldi e ore di lavoro per tirare fuori dai guai Seb con il preside della scuola e la polizia, indebitandosi ancora di più per pagarne la cauzione.

Il film è una vera tormenta che si abbatte sugli ipersfruttati non risparmiando loro pressoché nulla e la storia trasuda pessimismo a ogni singola inquadratura: per Ken Loach la sola speranza è nella ribellione collettiva, nel ritorno al sindacato storico che trovi le giuste forme di lotta e di associazione per opporsi ai mostri della globalizzazione e ai nuovi, invisibili negrieri planetari per i quali morire di lavoro è del tutto normale.

Nella conferenza stampa successiva alla prima romana del suo film, Ken Loach ha formulato un lungo, interminabile peana a favore del super sconfitto Corbyn alle ultime elezioni legislative inglesi, condividendone in pieno le scelte radicali per quanto riguarda lavoro, welfare e società. Il cinema può fare tante cose come fa la fiction, però non si può inventare un lieto fine per Re Lear. Si può solo sperare che la visione del film abbia un effetto piccolo ma tangibile sulle coscienze. Del resto: il discorso pubblico è fatto di molte voci "e la nostra è soltanto una vocina in un grande coro". Per quanto riguarda il ruolo che oggi hanno gli intellettuali inglesi, Loach si chiede se si tratti ancora di una cosa seria.

In Inghilterra la propaganda dei vincitori ha travolto e coperto le voci discordanti. Del resto è bene ricordare che il cabaret politico degli anni 30, urticante e dissacrante, non prevenne l’ascesa di Hitler. Quindi, Loach invita tutti a rimanere umili sulle possibilità taumaturgiche e salvifiche del cinema. Sui contenuti, poi, il regista si augura che il film serva a "comunicare l'intollerabilità nei confronti di tutto questo [sfruttamento] che non si può più tollerare. Le grandi imprese vogliono che le cose vadano così, perché nel nostro caso il deposito di Ricky è in concorrenza con tutti gli altri in patria e nel mondo: il lavoro lo otterrà chi sarà il più veloce, affidabile ed economico. Così la classe operaia viene sfruttata oltre ogni limite. Questa disuguaglianza grossolana non è più ammissibile, perché comporta la distruzione del pianeta: quelle centinaia di migliaia di furgoni, infatti, bruciano montagne di combustibili fossili e l'inquinamento da loro prodotto colpirà tutti, che siano figli di borghesi o di operai". Nella storia raccontata nel film, come si vede, la vera tragedia è di dover continuare a lavorare per forza anche se si è appena usciti da una terribile aggressione. Per K. Loach, i sindacati debbono riscoprire i loro metodi originari perché da quando sono stati ridotti al silenzio gli operai vivono in modo indegno, per cui i manovratori del sistema ripropongono loro condizioni di lavoro che credevamo del tutto superate, come quando operai e portuali andavano al cantiere, o al molo per chiedere un lavoro a giornata mettendosi ferocemente l'uno contro l'altro per ottenerlo.

 Riguardo al training dei giovani attori protagonisti, Loach ha selezionato il cast scegliendo persone che avevano capito a livello profondo, di pancia per così dire, che cosa significasse imbattersi in situazioni come quelle descritte nel film. Il suo protagonista, prima di diventare padroncino ipersfruttato, aveva fatto l’idraulico alla guida di un furgone, mentre sua moglie Abbie era insegnante di supporto a scuola. Una piccola borghesia distrutta dalla crisi, dai debiti accumulati per acquistare una casa e dai bisogni crescenti dei figli adolescenti, costretta quindi a ricorrere al lavoro a cottimo per aumentare i propri redditi familiari. Molte delle scene familiari sono state addirittura improvvisate all'ultimo momento: "Debbie e Kris hanno davvero fatto prove di cucina all’interno del loro appartamento. Nel corso del film abbiamo provato piccole scene che potevano realmente accadere, con gli attori che ignoravano in anticipo quello che avremmo poi effettivamente girato. Quando la bambina sottrae le chiavi del furgone al padre nessuno sapeva che le avesse prese lei. Così abbiamo girato la scena con Kris seduto nella panchina del parco e abbiamo detto a Katie che finalmente poteva telefonargli. Se avessimo provato la scena in cui Kris pensa di scusarsi per aver colpito in viso il figlio sarebbe scomparsa quella sensazione di choc e di dolore, che invece la ripresa dal vivo rende molto bene".

"Tutti i protagonisti in fondo hanno sperato nell'happy end. Ma è solo tempo rubato alla verità: la gente lavora troppo per poter trascorrere bei momenti con famiglia e amici, e tutto questo diventa sempre più impossibile anche per i lavori della gamma medio bassa. Tutti sono sempre reperibili giorno e notte. Chi possiede la tecnologia ha il governo e il controllo totale del furgone di Ricky e della sua esistenza. Ma noi potremmo utilizzare questa Tecnè per rendere migliore la nostra stessa vita. Corbyn proponeva di ridurre a 32 ore l'orario settimanale di lavoro ed è stato deriso. Eppure secondo me si tratta di una cosa di buon senso. Ma i laburisti hanno perso le elezioni perché dicevano proprio cose di questo tipo. Ripensando al passato, è proprio la propaganda mediatica e il controllo ferreo dei media ad aver causato decine di milioni di morti in Europa. Oggi, quel tipo di strumento si è fatto molto più sofisticato. ". A proposito dei danni della globalizzazione: "a norma dei Trattati, l’Ue è basata sul libero mercato ed è questo sistema a esprimere tutta la crudeltà del film". In fondo anche qui da noi in Italia le partite iva si trovano nelle stesse condizioni e Amazon continua a essere ben più potente dei governi nazionali.

"Le decisioni non vengono prese da persone di talento, ma da gestori che hanno sottoscritto accordi di franchising con società di produzione che sono proprietà di multinazionali. Prendiamo il cinema: negli anni 70, la BBC e altri hanno consentito la realizzazione di film individuali realizzati da autori come il sottoscritto e il prodotto finito veniva mostrato ai manager soltanto prima dell’uscita nelle sale. Oggi invece c’è una piramide di burocrati che allunga moltissimo la filiera: tutto è super controllato per l’importanza di questo strumento mediatico, anche se da parte mia riesco ancora a presidiare una piccola nicchia di qualità. Parlando, poi, degli strapoteri della distribuzione, accade che il più delle volte il messaggio non raggiunga le comunità in crisi dove era stata ambientato il film. Per rimediare a questa situazione, per pellicole di particolare valore sociale ed etico i distributori hanno noleggiato le copie a organizzazioni di comunità locali o sezioni sindacali a costi molto bassi, in base a strategie intelligenti e di reciproca convenienza. Alla fine della proiezione, gli spettatori erano invitati a discutere il film che veniva così visto in molte centinaia di luoghi diversi e diffusi sul territorio".

La Recensione del Film

Maurizio Bonanni