Chapter 27 torna su Amazon

16/05/2020

È una gelida serata d’inverno di trentanove anni fa. Sono le 22.50 dell’8 dicembre. Lennon sta rientrando presso la sua abitazione in compagnia dell’inseparabile Yoko Ono.
Si sente chiamare. Il tempo di voltarsi e cinque colpi di pistola lo raggiungono alle spalle. Arriva in ospedale già senza vita.
Invece di dileguarsi, l’assassino si ferma su una panchina. Tira fuori una copia de “Il giovane Holden.”
Un testimone gli chiede se si rendesse conto del suo gesto.
Mark David Chapman alza agli occhi, sguardo perso ed afferma candidamente “Si, ho appena sparato a John Lennon.”

Da pochi giorni in Italia è disponibile su Amazon Prime, Chapter 27, uno dei tanti film sulla morte dell’icona degli anni ’60, mai approdato nel nostro Paese e visto interamente dal punto di vista dell’assassino. Nonostante fosse risultato poco apprezzato da pubblico e critica, il film è e resta tra i più controversi degli ultimi vent’anni.
Diretto dallo statunitense Jarrett Schaefer, al suo esordio, la pellicola gli valse il Premio come Miglior Opera Prima allo Zurigo Film Festival.

Nel 2006 venne avviata una petizione con la quale il pubblico chiedeva all’industria cinematografica di boicottare la pellicola.
Tecnicamente il film è lento, piatto, oseremmo dire didattico e non trasmette allo spettatore nessuna scossa emozionale particolare. Un’opera prima in piena regola L’obiettivo è sempre concentrato sulla scena del delitto, il Dakota Building, quasi claustrofobico, senza spaziare granché e senza aggiungere altri particolari sulla vita di Lennon.

Ispirato quasi integralmente alla storia de “Il giovane Holden”, dal quale Chapman sembra rapito ed al quale sembra conformare vita e pensieri, il film è farcito di citazioni che ne limitano la sostanziale modestia.
Chapman, sociopatico e depresso, personaggio ai limiti del grottesco, ha due ossessioni che ne caratterizzano l’esistenza: la convinzione di aver davvero già conosciuto Lennon ed il pensiero di Holden, libro dal quale non si separa mai. Lui è Holden e lo incarna perfettamente.

Arriva a New York con il deliberato scopo di eliminare un simbolo dell’ipocrisia imperante, quel Lennon che ama ma che ha il desiderio di uccidere in quanto incoerente.
“Fallo, fallo. Quando decidi una cosa puoi farla”, si ripete ossessivamente nel suo delirio (quasi) di onnipotenza.
Secondo la sua visione distorta del mondo e dei rapporti sociali, Lennon predica certi principi nelle sue canzoni quando, in realtà, è solo un uomo d’affari.
Come nel libro di Salinger, la sua vita oscilla nell’eterno motivo dell’esistenza ossia tra il passaggio dall’adolescenza alla maturità ed il rifiuto di crescere, sottraendosi ad ogni regola imposta, considerando l’età adulta falsa e pretenziosa ed esaltando l’innocenza.
L’ossessione di dividere il mondo tra bene e male e lo spregio dell’ipocrisia, contribuiscono a delineare definitivamente lo stato emotivo di Chapman.

Il regista ha comunque il merito di descrivere egregiamente la New York dei bassifondi, quelli della beat generation; spogliarelliste, prostitute, alcool e droga, caratterizzando la prima parte del film con una descrizione minuziosa e ricca di particolari.
Una citazione a parte merita la fantastica interpretazione di Chapman ad opera di Jared Leto, attore e cantante, leader dei Thirty Seconds to Mars, ingrassato per l’occasione di 30 kg.
In sostanza, il film più che esaltare la figura di Lennon in un finale già scritto, è stretto dal condizionamento del libro di formazione per eccellenza nell’America degli anni ’50.
Sia la vedova che il figlio Sean hanno rivolto alla pellicola molte critiche basate sul fatto di aver dato troppa risonanza ad un killer con evidenti disturbi mentali, che si palesano in un crescendo nel corso del film dal finale necessariamente scontato.
Sono passati anni ma la morte di Lennon fa ancora discutere fino a delineare poco probabili situazioni cospirazionistiche in uno scenario poco credibile ma frutto solo dell’enfasi per un accadimento che ha scosso milioni di fans.
Perchè nonostante tutto, John Lennon è John Lennon.

Nuccio Franco