Conclusa la 16esima edizione dell’Integrazione Film Festival

02/06/2022

Ha ormai superato l’obbligo scolastico l’IFF - Integrazione Film Festival di
Bergamo, il festival cinematografico diretto da Giancarlo Domenghini organizzato da Cooperativa Ruah con Lab 80 film, che ha chiuso quest’anno il suo 16° festival e si avvia verso la maggiore età. E lo ha fatto cambiando la location degli eventi che si sono trasferiti al cinema Lo Schermo Bianco dello spazio Daste, nuovo spazio urbano rigenerato dove hanno trovato accoglimento anche gli eventi collaterali.
Il festival si è svolto in presenza ma con la possibilità di vedere i film sulla piattaforma OpenDDB – Distribuzioni dal Basso. Nella serata di sabato 14 maggio sono stati proclamati i film vincitori dell’edizione 2022: Miglior Cortometraggio Il moro di Daphne di Cinto (Italia 2021, 20’), Miglior Documentario Tam Tam Basket di Mohamed Kenawi (Qatar 2021, 47’), Menzione Speciale Basso Sebino Irreprochable di Anaïs Lonkeu (Francia, 2021, 17’). Apertosi martedì 10 maggio, per cinque giorni l’IFF ha proposto al pubblico 13 opere in concorso, tra cortometraggi e documentari, oltre a due film fuori concorso, il lungometraggio Il legionario di Hleb Papou (già uscito in sala) e il corto Tuk Tuk di Mohamed Keihdr, entrambi pluripremiati a livello internazionale. Le opere sono arrivate da tutti i continenti, con 350 registi che hanno iscritto i propri film, confermando la vocazione internazionale di IFF - Integrazione Film Festival (il programma delle proiezioni ha infatti compreso produzioni realizzate in Francia, Italia, Egitto, Spagna, Stati Uniti, Iraq, Qatar e Brasile).

Il Miglior Cortometraggio Il moro di Daphne di Cinto si è distinto: “Per la capacità di raccontare il valore delle origini e dell’appartenenza attraverso la nostra storia, cioè quella di un’Italia che nel 1523 ha avuto un duca della Repubblica fiorentina nero, ovvero Alessandro de’ Medici detto Il Moro. L’importanza della rappresentazione aiuta a costruire il processo di identità, infatti come leggiamo nei primi istanti del cortometraggio ‘Chi ignora le proprie radici non può conoscere pace’. Merita inoltre una menzione di riguardo per lo stile registico preciso e consapevole e la colonna sonora che ci ha letteralmente trasportato dal passato al futuro”; Tam Tam Basket del regista egiziano Mohamed Kenawi è stato premiato nella sezione Miglior Documentario “Per aver acceso i riflettori sulle lacune dell’attuale legge sulla cittadinanza che penalizza i giovani nati o cresciuti in questo Paese per aver genitori stranieri, impendendo, tra le altre cose, la partecipazione allo sport agonistico. Un film intersezionale che dà voce ai processi di integrazione possibili attraverso una squadra di basket, simbolo di una vibrante comunità multietnica, il cuore dell’Italia contemporanea”; passione sportiva, coraggio e lotta alle ingiustizie caratterizzano la battaglia del coach Antonelli e della sua squadra di basket di Castel Volturno, raccontata dalla macchina da presa di Kenawi che filma questa storia di riscatto giovanile in un quartiere degradato verso il futuro inclusivo dei diritti di cittadinanza; Menzione Speciale Basso Sebino a Irreprochable di Anaïs Lonkeu “Per aver saputo rappresentare, attraverso l’irreprensibile ingenuità connaturata all’infanzia, una società ancora non impeccabile nel considerare, rappresentare e valorizzare le diversità che la caratterizzano”. Il Premio dal pubblico, che ha votato durante le giornate del Festival collegandosi al portale www.iff-filmfestival.com, è andato al documentario Connections di Andrea Longhin (Italia 2021, 19’), storia di una riuscita integrazione attraverso la passione per lo skateboard della giovane protagonista turca Selin Ardak. L’edizione 2022 di IFF si è caratterizzata per un’importante novità: la presenza come codirettore artistico di Amir RA, regista italiano di origini egiziane, che nel 2020 aveva vinto il Festival con il cortometraggio I am Fatou (in distribuzione internazionale su Amazon Prime Video) e che per questa edizione ha portato la mostra del progetto “Origines”, un lavoro dedicato ai talenti di giovani delle cosiddette seconde generazioni, italiani di origini straniere. “Far parte di questo importante – commenta RA - Festival mi rende particolarmente grato; sapere che tante persone di tutte le età hanno partecipato attivamente a questa edizione guardando le opere di giovani e talentuosi registi provenienti da diverse parti del mondo è un segnale importante. Il futuro evidentemente è più vicino di quanto pensiamo ed è già negli occhi di questi artisti, che sognano più inclusione per tutti”.

Michela Manente