Eyes: il velo di Maya viene squarciato

03/10/2019

Una serie di persone si ritrovano ad una fermata dell’autobus: hanno tutte simbolicamente gli occhi chiusi (“Guardare senza vedere”, come acutamente annota la rivista Elle), fino a che le grida di una donna che sta subendo violenza sessuale smuove il loro sdegno spingendoli ad aprirli ed agire per fermare la drammatica scena.
Un’idea semplice ma incisiva sviluppata dalla talentuosa artista siculo-romana Maria Laura Moraci per il suo primo corto di finzione Eyes, prodotto l’anno scorso a pochi mesi dal tragico omicidio del 22enne toscano Niccolò Ciatti – pestato a morte l’11 agosto 2017 da tre giovani ceceni in una discoteca a Lloret De Mar – e già meritatamente pluripremiato, dopo essere stato selezionato in oltre cinquantacinque festival cinematografici in Italia e all’estero.
“La folla che guardava senza intervenire come fosse davanti ad uno spettacolo su un ring inesistente è COMPLICE e perciò colpevole anch’essa”, ammonisce la dicitura prima che inizino i titoli di coda, con l’audio di servizi del TG3 a ricordarci tristemente altri casi simili: “Questo cortometraggio è dedicato a Niccolò. E a tutte le altre vittime dell’Indifferenza”.
Tredici minuti impreziositi dalla fotografia del palermitano Daniele Ciprì (già cineasta originale e innovativo in coppia con il concittadino Franco Maresco, e da tempo direttore della fotografia delle pellicole di Marco Bellocchio), nonché dalle cover eseguite da Jacqueline Maria Ferry e David Ambrosini a sottolinearne efficacemente i momenti più angosciati.
“Crudamente visionario e poetico. Un vero esempio di cinema civile” (Cineclan): mai definizione potrebbe essere più azzeccata e, almeno personalmente credo, fare piacere alla Moraci, formatasi nei corsi d’attrice sotto la guida di Yvonne D’Abbraccio e le masterclass con Giuliana De Sio, Giancarlo Giannini e Pupi Avati (che nel 2015 la volle nel cast del suo mediometraggio Un viaggio di cento anni, in una sequenza che la vide ricalcare la Magnani del capolavoro rosselliniano Roma città aperta).
Mi preme in questa sede inoltre aggiungere che la Moraci (che nello stesso Eyes è una delle nove protagoniste) è anche ottima judoka e danzatrice, modella e fotografa, scrittrice e poetessa: “Una, nessuna e centomila”, pirandellianamente parlando (citazione che penso potrà apprezzare, visto le fiere origini siciliane della Nostra). Insomma, un poliedrico talento da seguire con attenzione e a cui auguriamo una continua crescita fino alla piena e meritata affermazione artistica.

Alessandro Ticozzi