Il Cinema non deve morire

08/11/2020

Si pregustava un Novembre ricco di nuove uscite cinematografiche e molti erano i film annunciati. Il Cinema stava faticosamente uscendo da un periodo difficile e stava rialzando la testa, puntando su titoli di richiamo, tra cui molte pellicole italiane, per ritrovare gli spettatori e convincerli a ricominciare a gustare la bellezza unica del film in sala. Finalmente si stava facendo chiaro che Cinema, Teatri e Musei sono tra i luoghi più sicuri sotto ogni aspetto, oltre ad essere necessari alla salute dello spirito.
Reduce dai Festival di Venezia e Roma il Cinema in Italia stava programmando la sua nuova Stagione. Si aspettava (e l’aspettativa era tanta) “Ritorno al Crimine”, con un gran bel cast (Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi) e con I Soliti Ignoti come motivo ispiratore, il nuovo film firmato Carlo Verdone “Si vive una volta sola”, “Il Cattivo Poeta” con Sergio Castellitto nel ruolo di D’Annunzio a raccontare gli ultimi anni del Vate, e poi il ritorno di Woody Allen con “Rifkin’s Festival”, il Noir “La Padrina” con Isabelle Huppert. “Sul più Bello” di Alice Filippi, per cui la protagonista Ludovica Francesconi aveva appena ricevuto la Menzione Speciale del Premio RB Casting ad Alice nella città (sezione parallela della Festa del Cinema di Roma), aveva conquistato la vetta del box office in un solo weekend di programmazione.
Ed è stato in quel momento, “sul più bello”, che come una scure si è abbattuto su tutto il mondo dello spettacolo e della cultura il Decreto che ha imposto la chiusura di Cinema, Musei e Teatri, col fragore di una nuova implacabile serranda, spegnendo quelle luci che dovrebbero invece pulsare. Chiudere le sale cinematografiche in un momento come questo è doppiamente dannoso: per il pubblico, che più che mai ha bisogno di svago e distrazione mentale, e per il Cinema stesso, bloccato nel suo momento di ripresa già di per sé difficile. Se prima era stato colpito ed era uscito ferito ora rischia di riportare danni permanenti che si ripercuoteranno su tutti i lavoratori dello Spettacolo, in ognuno dei suoi rami, dagli attori agli uffici stampa, dalle produzioni agli operatori di sala.
Uccidere il Cinema è commettere un delitto. Spettacolo e Cultura non sono e non saranno mai beni secondari. Non è certo fermando il Cinema che si ferma il COVID, si fermano soltanto i sogni. E noi, tutti noi, come recita il finale di Ombre e Nebbie, “abbiamo bisogno di magia come dell’aria che si respira”.

Gabriella Aguzzi