Quando l'amore è sullo schermo

30/05/2019

L’innamoramento cinematografico potrebbe facilmente offrirsi come spunto su cui dissertare. C’è chi sostiene sia semplice infatuazione visiva, legata alle qualità estetiche di un’attrice, un attore, o tematiche di un personaggio che risultino più o meno vicine all’animo del soggetto che osserva. C’è chi parla di amore vero, inappagabile e sublime, immersivo solo per chi lo prova, da custodire con gelosia. C’è chi, invece, vira sul prosaico, definendo queste facezie come ‘Cose da adolescenti e da superare con la maturità!’.
Ma noi che, aimè, la maturità la conosciamo bene, molto bene, o anche troppo bene, siamo davvero convinti che il sentire favolistico, monadico, come direbbero i più dotti, sia una mera sciocchezza, retaggio di un’immaginazione troppo fervida?
La risposta che mi sento di fornire è: ‘Francamente, me ne infischio.’
Quante volte mi sono innamorato al cinema, dall’adolescenza fino all’era moderna? Non le conto, ma qui dovrò farlo per ragioni di spazio, e non sarà un banale elenco, non mi baserò solo sull’attrazione fisica, cercherò di motivare come, da un fantasma di celluloide, possa crescere, in ognuno di noi, quella sorta di empatia univoca che non chiede di essere condivisa. Quindi inestinguibile.

1 – Facciamo i puri e gli onesti, partiamo dall’amore platonico. Grace Kelly in ‘Caccia al ladro’, Alfred Hitchcock, 1955. Che dire? La protagonista, Frances, è la perfezione scesa in terra. L’idea stessa di bellezza. Fatico a figurarmi non solo una donna più bella, ma ‘qualcosa in generale’ di più bello. Puoi sfiorare la perfezione? Ovviamente no. La sto divinizzando? Ovviamente sì, non ho forse parlato di amore platonico?

2 – Michelle Pfeiffer in ‘L’età dell’innocenza’, Martin Scorsese, 1993. La contessa Olenska ha tormentato un’intera estate della mia giovinezza, e non solo perché interpretata da una delle attrici più affascinanti di sempre, ma perché incarnazione dello stereotipo romantico della donna perduta. Questo è forse l’amore cinematografico più inteso da me mai sperimentato. La solitudine della contessa, l’inferno esteriore ed interiore che sembra destinata a vivere, smuoverebbe anche i cuori più freddi.

3 – Nicole Kidman in ‘The Others’, Alejandro Amenabar, 2001. Odiosa, glaciale, distaccata e arrogante, sulla Kidman se ne sono dette di tutti i colori. Personalmente, la reputo di una sensualità tanto irresistibile quanto non facile da cogliere. Problematica, oserei dire. La definizione di ‘ghiaccio bollente’ vale anche, se non soprattutto, per lei. Non è un amore platonico e nemmeno assoluto. Lo ammetto, è un amore molto terreno, ma non privo di trasporto emozionale (precisazione che vale una goffa giustificazione).

4 – Lindsay Wagner ne ‘La donna bionica’, Kenneth Jhonson, Martin Caidin, USA, serie televisiva, 1978. Nel ’78 ero davvero troppo, troppo piccolo! Parlo delle repliche di quando ero meno piccolo, ma comunque un ragazzino. Come scusarmi per la divagazione dentro una serie non certo impeccabile nella sceneggiatura e di largo consumo? Beh, nel modo più semplice: il primo amore non si scorda mai.

5 – Tanya Roberts in ‘Sheena la regina della giungla’, John Guillermin, 1984. Sì, lo so, parto dal top del cinema per arrivare alla serie Z, ma io guardo tutto e trovo fonte di interesse in tutto, anche nella serie Z, e non è un difetto. Un film da pochissimo, girato al prezzo di una pizza e una coca media. Quindi, perché innamorarsi di una donna bella ma non altisonante come le prime tre, un’attrice quasi sconosciuta e con un ruolo di certo non fatale? Entriamo, qui, in motivazioni probabilmente tanto intime da diventare incomunicabili, come una poesia ermetica scritta, di notte, dopo un incubo atroce. La musica è la chiave. La colonna sonora del film era semplice, amatoriale, ma romantica, efficacissima, sembrava composta sui lineamenti stessi di Tanya. Quel motivo e la protagonista formavano una sorta di armonia drammatica. E lei era forte il giusto, fragile il giusto, suscitava un istinto protettivo ma, allo stesso tempo, sapeva proteggerti se eri tu in difficoltà. Non aveva grandi ideali o grandi tragedie da vivere, ma problemi da risolvere che affrontava, collaborando in parità con un uomo, aiutando e facendosi aiutare. Non sarebbe più bello per tutti, se funzionasse così, almeno ogni tanto? 

Carlo Baroni